Ludi africani

Ludi africani
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Sono davvero stanco di essere rimproverato dagli insegnanti: “Berger, lei dorme, Berger, lei sogna. Berger, lei è nelle nuvole”. Cosa ne sanno loro dell’insofferenza che provo a star sempre chiuso tra quattro mura, imprigionato nei formalismi borghesi e nell’apprendimento inquadrato e pedestre che si confà a uno studente di buona famiglia quale sono. O meglio, quale dovrei essere secondo i miei genitori, i miei insegnanti, i parenti e tutto il resto. Amo perdermi nelle avventure libresche di eroi ed eroine che si lanciano all’attacco e schivano proiettili portando a termine in un sol colpo due obiettivi: salvarsi la pelle e coprirsi di gloria. Tuttavia la mia fascinazione per l’esotico non è data solamente dalle fantasticherie con cui quotidianamente mi abbevero e mi astraggo ma anche per un’ intima necessità di conoscere, di misurarmi col pericolo e con l’ignoto. Fu in questo contesto che iniziai a covare segretamente quel desiderio di fuga che da troppo tempo non sto assecondando. Ora però sento di essere al tempo stesso sufficientemente giovane e maturo per fare il tanto agognato salto nel buio. Rivolgo per l’ultima volta lo sguardo alla mia camera, che mai mi sembrò così placida e accogliente, eppure non c’è più tempo per pensare agli agi. Se mi lasciassi di nuovo persuadere probabilmente non troverei più il coraggio di andarmene. Nella mia mente la meta è chiara: l’Africa, dove mi recherò da legionario…

Ludi africani – uscito per la prima volta nel 1936 – narra dell’esperienza che il diciottenne Ernst Jünger fece nella Legione straniera per sei settimane nel 1913, prima che il padre riuscisse a riacciuffarlo e a farlo immediatamente congedare. L’intellettuale tedesco mostra come il giovane Herbert Berger, suo alter-ego, si inebri dell’atmosfera chiassosa e picaresca creata dai suoi commilitoni, uomini essenzialmente semplici cui un destino cinico ha riservato ben altra sorte. L’umanità grezza dei vari Franke, Paulus, Reddinger, Franzl, e Paul si sposa alla perfezione con le suggestioni tropicali ed esotiche sprigionate dalla malfamata Marsiglia prima e dalla sabbiosa Ben-Abbas poi. Berger, con i suoi slanci romantici (caratteristica anche della sua produzione più militaresca) e il suo modo di fare a metà tra l’inesperto e il cialtronesco, suscita immediata simpatia nel lettore, il quale agevolmente riesce a figurarsi questo ragazzetto volenteroso e scavezzacollo che si è deliberatamente cacciato in una situazione più grande di lui. Se infatti da un lato è vero che molti legionari si trovano lì per colpa di un destino beffardo che gli ha dato questa sola chance per evitare patibolo o carcere, è anche vero che molti sono autentici avanzi di galera, non certo ingentiliti dai modi spicci e sommari dei loro addestratori. Berger/Jünger però non si scoraggia e tra una marcia e l’altra, tra una punizione e l’altra, riesce a soddisfare quel desiderio di libertà e di affermazione del sé che contraddistinguerà tutta la vita e la bibliografia di questo gigante della letteratura europea. Ludi africani è quindi un’opera giovanile in cui le inclinazioni guerresche e il genuino coraggio dell’autore iniziano a fare capolino. Non dimentichiamoci infatti che poco dopo l’esperienza nella Legione straniera, Jünger partì volontario per la Prima Guerra Mondiale, dove si ricoprì di gloria militare e imperitura fama letteraria.



 

 

 

 
 
 
 

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