Lui, io, noi

Lui, io, noi

Fabrizio detto Bicio e Dori, dall’immensa bellezza, angelica e delicata, in realtà, per quanto possa sembrare retorico, ridicolo, assurdo, incredibile e impossibile, si conoscono già prima di incontrarsi. Nonostante tutte le differenze infatti la storia appare da sempre una sola, a due voci. E, a proposito di voci, il loro primo incontro avviene durante un premio musicale. Entrambi ne escono vincitori, entrambi, giovanissimi, non riescono a smettere di guardarsi. Poi, si sa, la vita si diverte ad intorbidare le acque e a ingarbugliare le matasse esistenziali, anziché dipanarle, ma al tempo e all’amore non si comanda: dopo qualche anno nasce la figlia Luvi, e la quotidianità agreste – De Andrè ama la campagna, i luoghi non propriamente turistici: prova ne sono anche, per esempio, i suoi soggiorni a Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, comune tra le cui fazioni c’è Chia, che Pasolini sceglie come sua dimora, comprandone l’antica torre e ambientandovi alcune sequenze del Vangelo secondo Matteo – e antidivistica della Gallura, in una casa per la quale passano moltissimi amici e personalità di enorme spicco, ognuna nel suo campo, come Paolo Villaggio, Lucio Battisti, Fernanda Pivano, Cesare Zavattini e Marco Ferrei, scorre placida e fa il resto. Ma poi, un giorno…

Come le canzoni di Fabrizio De André trascendono la semplice, banale e forzata categorizzazione, più adatta alla mera tassonomia che all’arte, che si basa anche sul gusto, sull’estetica, sulla sensibilità individuale, così il testo di Dori Ghezzi, sua fida testimone, erede e compagna nell’ultima e ampia fase della sua vita, piena di grazia, devota e appassionata, amica, sodale, consigliera, spalla e àncora al reale, benché artista a sua volta (il suo duetto con Wess ha fatto epoca), che è autrice insieme ai bravi Giordano Meacci e Francesca Serafini, che hanno sceneggiato la fiction tv Fabrizio De André - Principe libero, uscita anche nei cinema come film evento per alcuni giorni qualche mese fa, apprezzata dal pubblico generalista e da certa critica, specialmente grazie all’interpretazione, al di sopra delle attese, del sempre bravo e intenso Luca Marinelli, capace di rendere in modo convincente De André, così com’era stato per il Rino Gaetano di Claudio Santamaria, per esempio. Non è solo un riuscito e commovente memoir – genere assai amato tradizionalmente dagli Amici della Domenica, è infatti il volume è rientrato nella longlist di quest’anno dello Strega – dalla prosa bella, semplice, leggibilissima, fluida, facile e chiara. Non è solo un’autobiografia ricchissima di dettagli e aneddoti anche esilaranti e buffi che attraversa con souplesse il tempo e lo spazio e in cui sembra quasi palesarsi la presenza dell’ineluttabile fato, la Moira dei greci contro cui nulla potevano nemmeno gli dei, come se si trattasse per coincidenza dell’incontro di anime gemelle già unite prima ancora di conoscersi e sapere della reciproca esistenza. Non è solo un saggio o un variopinto e variegato insieme di storie, personali e collettive, fatte di successi e delusioni, passioni e idiosincrasie, amicizie e tradimenti, un pamphlet contro le storture e le egoistiche aberrazioni del mondo, un ritratto di un uomo, di una società, di un tempo, di una certa visione delle cose – la dialettica pubblico/privato e individuale/collettivo è efficacemente espressa sin dal titolo – e di un determinato modo di intendere la vita e il mestiere del cantante e dell’autore. È certamente tutto questo, ma è anche molto altro. Prima di tutto un’allegoria e una sintesi del ruolo dell’artista in quanto artefice, responsabile materiale di un prodotto immateriale eppure persistente nella memoria e nell’immaginario collettivo, che incide nel quotidiano delle persone, che le induce a riflettere, donando loro un’impressione, una sensazione, un istante di evasione dalla routine. Poi è una testimonianza, perché la memoria non svanisca. Una riflessione sulla coppia, intesa anche come rappresentazione in nuce della società ed emblema di coesione, tanto che ha saputo sopravvivere anche ai mesi terribili del sequestro in Sardegna. Infine è, se non soprattutto, un atto d’amore. E l’amore, si sa, anche se talvolta quello che strappa i capelli è perduto ormai, e dopo un po’ di tempo rimane soltanto qualche stanca carezza e un po’ di tenerezza, è tutto: è tutto ciò che ne sappiamo.



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