L'ultima della sua specie

L'ultima della sua specie
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New York, 1968. Nell'esclusivo Barnard College Ann Drayton e Georgette George sono due matricole che hanno in comune solo la stanza. Ann (che in realtà si chiama Dooley ma odia quel nome da signorina altolocata) è la rampolla di una ricchissima famiglia del New England: una viziatissima figlia unica magra, bionda e spigolosa tutta impegno politico e capricci che va in giro in jeans e maglietta. Georgette è più timida e riflessiva; viene da una piccola cittadina, e della sua umile famiglia che ha fatto tanti sacrifici è la prima a poter frequentare un college. Le due ragazze si trovano nel bel mezzo di un periodo molto frizzante: gli studenti del Barnard contestano praticamente ogni regola, e le autorità scolastiche tentano di difendere lo status quo...
A un certo punto, nel libro di Sigrid Nunez, qualcuno racconta una barzelletta: "Due donne in prigione passano 25 anni nella stessa cella, sempre insieme. Capita che vengano rilasciate lo stesso giorno. Prima di andare ognuna per la sua strada, passano un'ora a chiacchierare insieme fuori dalla prigione". Ecco, forse nulla fotografa meglio il senso profondo di questo romanzo come questa immagine. Il legame tra due donne che più diverse non si può attraversa trent'anni di storia americana, a partire dal '68 della rivolta, del flower power, degli studenti, del Vietnam, della rivoluzione sessuale, del femminismo, dell'antirazzismo, ma soprattutto delle grandi speranze di cambiamento. Passando però negli anni, nei decenni successivi attraverso la delusione, la droga, il carcere, l'AIDS, la malattia mentale, lo stupro, l'infelicità. Un grande affresco che viaggia sui binari paralleli della vita familiare ed interiore e della storia. Grande e piccolo, piccolo e grande, intimamente legati tanto da non poter fare a meno uno dell'altro. Nella prima parte, il contrasto sociale e caratteriale tra le due protagoniste regala al romanzo un'elettricità che nella seconda parte - più dolente e frammentaria - va perduta, per lasciare il posto ad un tono generale decisamente più drammatico e intimista.

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