L'ultimo amore di Valeria

L'ultimo amore di Valeria
Valeria ha sessantotto anni e un carattere affilato dalla solitudine di una vita senza amore: gli abitanti di Zivatar, villaggio ungherese messo in un cantuccio dalla storia con la “esse” maiuscola, la conoscono (e temono) per i colpi precisi delle sue sferzanti critiche. Fischi, ortaggi, giovani d'oggi: nulla sfugge al suo occhio e, sopratutto, alla sua lingua. Un giorno, però, in un microcosmo come quello, dove il bancone di un bar vale più di un confessionale e ciascuno ha il proprio ruolo da interpretare, accade qualcosa che scompiglia le carte in tavola colorando d'imprevisto il destino di molti: l'amore arriva proprio per lei, Valeria, dura, irremovibile zitella, con i baffi bianchi e le mani grandi del vasaio del paese. L'ultimo, unico amore di Valeria porterà disordine nella cittadina adagiata sulla muffa della noia, e ad esso si intrecceranno altre storie: quella del sindaco dalla moglie bella e tradita; di un misterioso spazzacamino comparso dal nulla capace di distribuire solo guai; dell'apprendista vasaio giovane e inesperto; e quella di Ibolya, pettoruta ostessa d'improvviso invidiosa di ciò che ha avuto sempre sotto gli occhi senza mai volere davvero. Tutti, nel bene o nel male, scopriranno di avere ancora qualcosa sotto pelle, da tenere per sé, da donare agli altri, da usare come arma contudente. Perché nulla è immutabile, specie la vita, e può prendere una svolta improvvisa, sopratutto dopo aver combinato qualche guaio...
L'ultimo amore di Valeria, opera prima di Marc Fitten, americano di origini panamensi, è una leggera, dolceamara commedia narrata con tono scanzonato in cui gli eventi, belli o brutti che siano, mantengono sempre un contorno ovattato e morbido. Per quanto Fitten collochi la vicenda nell'Ungheria di oggi tratteggiando con poche pennellate passato e presente, il romanzo ha il sapore  delle storie senza tempo dove non contano il “qui” e “ora”, ma tutto l'intero repertorio delle passioni umane, valide sempre e comunque: amore, odio, gelosia, vendetta, felicità, tristezza. In due atti, libro primo e secondo, Fitten narra una grande avventura corale in cui personaggi principali e secondari mescolano vite, desideri, speranze, in un turbinare di eventi che si incastrano l'uno nell'altro come matrioske peccando, però, con una scrittura eccessivamente lieve ed agile. Quella stessa che da un lato dona il carattere indefinito all'opera, ma dall'altro rimane troppo in superficie nella descrizione dei singoli protagonisti, osservati dal di fuori più che nell'intimo delle loro motivazioni, senza che nessuno riesca ad imporsi sugli altri con la forza della propria personalità. L'ultimo amore di Valeria ha il pregio di farsi leggere con una “spensieratezza” che lo solleva dai drammi e dalle tensioni della quotidianità, ma corre il rischio di essere dimenticato in fretta per uno stile in bilico tra realtà ed immaginazione, molto attento alla forma ma dove la sostanza ha colori sfumati. Una sterzata decisa verso il mondo della fiaba, verso una narrazione intrisa di mitologia e fantastico avrebbe forse soffuso di fascinazione e mistero il racconto, facendoci davvero affezionare alla bisbetica Valeria e al suo paese cresciuto ai margini della Storia.

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