L'ultimo dono

L'ultimo dono
Considerazioni di carattere storico e riflessioni di argomento politico, il rapporto con la cultura -  tra questioni di genere, raffronti e dissertazioni critiche - l’affastellarsi di riflessioni attorno alla condizione dell’esilio perenne da una patria e da un tempo. La memoria ancora viva della moglie morente, compagna appassionata e fedele di tutta una vita, e la difficoltà di dover sopravvivere al dolore del distacco. Il rovinoso trascorrere di un’esistenza scandita dal disincanto delle rinunce più amare. Ma anche l’estremo tentativo di mettere in salvo testimonianze, ritrovare i segni di una stralunata pietà e le ultime radici a cui aggrappare un’esistenza, la cui trama è già stata a poco a poco sfilacciata da arcani presentimenti e dall’eco costante di un malessere esistenziale. Privato del tocco consolatorio delle presenze più care, orfano di utopia e abbandonato dagli ideali di una civiltà ormai al tramonto, piegato dalla nostalgia malinconica di una solitudine tanto dignitosa quanto disperata, il succedersi dei giorni è scandito ormai solo da brevi ma intense annotazioni. Annotazioni che si rivolgono essenzialmente alla faticosa conquista di un quotidiano, al tentativo di dare senso al momento e alle azioni di un presente sempre più estraneo…
Come un’estrema confessione, penoso quanto un cuore messo a nudo, denso di riscontri esistenziali al punto da sembrare un testamento autobiografico, L’ultimo dono, che la casa editrice Adelphi ripropone - continuando la sistematica pubblicazione in Italia delle opere di Sándor Márai - nella consueta, efficace traduzione di Marinella D’Alessandro, fonde molti dei motivi più cari allo scrittore ungherese. L’intenso connubio tra annotazioni saggistiche e note relative alla propria vicenda interiore, riunite in questo volume che ha la struttura di un diario redatto dal 1984 fino ai primi giorni del 1989 precedenti al suicidio, danno corpo e voce ad un percorso attraverso la letteratura, che rivela un cospicuo bagaglio di conoscenze letterarie. Padronanza assoluta della materia e forza evocativa di una scrittura straordinaria danno corpo ad un intreccio di tematiche che seguono la necessità di confrontarsi e stabilire relazioni con autori, condensando frammenti della propria identità e segnando lo spiraglio sull’aprirsi più inconscio di Márai. Autore ingiustamente trascurato nel corso della sua vita, in questi ultimi passaggi intimi e gravi si avverte come l’impressione che egli abbia voluto farci conoscere da vicino il grave fardello della solitudine e dell’inadeguatezza di essere scrittori. Finendo con il descrivere emozioni che ben rappresentano quella difficoltà di continuare ad esistere che di lì a poco diverrà tragicamente insostenibile.

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