L'ultimo inverno

L'ultimo inverno
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George Washington Crosby, ottantenne, si trova a soli otto giorni dalla propria morte a causa di un'insufficienza renale. È sdraiato su un letto d'ospedale preso in affitto e posto al centro del suo salotto. Circondato dall'affetto dai familiari, inizia ad avere allucinazioni, alternando momenti di lucidità a lunghi periodi di incoscienza. L'io narrante non è però solamente quello di George. Intervengono i pensieri di Howard jr, padre di George, e di Howard, padre di Howard jr. I pensieri dei tre continueranno ad alternarsi nell'orizzonte della memoria familiare, vagando degli anni Settanta, ritornando ancora più indietro al 1927, per poi ritornare al presente. Tutti e tre, sia per professione che per la struttura evocativa del racconto, sono stati ambulanti; Howard per esempio era costruttore di orologi. Il tempo, nella memoria collettiva dei Crosby, diventa un'unica storia profondamente imbevuta di sentimento e allo stesso tempo cadenzata da un andamento ritmico analogo a quello delle onde che s'infrangono sul bagnasciuga. È difficile raccontare un flusso di pensieri disordinati, ma è possibile rintracciare nella storia di Howard una meditazione, un'esplorazione del tempo, della memoria, e allo stesso tempo cosa significa vivere e morire...
L'ultimo inverno  è un libro difficile da riassumere in poche righe, soprattutto per l'ambiguo rapporto tra piano del racconto e l'universo biografico di Harding che intervenendo fa continuamente riflettere il lettore. È una polifonia interiore, che ha luogo semplicemente nella mente di un personaggio unico e trino allo stesso tempo. Nella versione inglese addirittura non vengono usate le virgolette dei dialoghi, proprio per mantenere il più possibile inalterato il flusso di coscienza di Howard. Harding ha pertanto il difficile obiettivo di descrivere una mente familiare, collettiva, che dialoga con se stessa senza però scadere in una bizzarra forma di memoriale. Tecnicamente, dal punto di vista narrativo, è una sfida molto interessante, in quanto riesce incredibilmente a mantenere un sobrio equilibrio tra dialogo e narrazione. I dettagli sono estremamente vividi e allo stesso tempo riescono a far esplodere il significato profondo delle vite contenute nella mente dei Crosby. Come osserva Harding in un'intervista, il ruolo 'interiore' del romanzo ha lo scopo di costruire sulla base di fatti e particolari concreti - senza servirsi di un naturalismo bucolico ed etereo - un racconto trascendente in cui la memoria tiene assieme il significato ultimo della vita. Harding ci racconta quindi che anche la quotidianità della vita comune ha radici profonde e qualunque cosa divenire l'oggetto di un'esperienza interiore. Il romanzo è stato al centro di una vera e propria favola editoriale: uscito per una piccolissima casa editrice, si è aggiudicato il prestigioso Premio Pulitzer 2010.

Leggi l'intervista a Paul Harding

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