Luna nuova

Luna, Mare Imbrium, 2 agosto 1971. David Scott, comandante dell’Apollo 15, è in piedi sulla superfice lunare. Stringe in una mano un martello e nell’altra una piuma. Il suo compagno di spedizione, Jim Irwin, lo sta riprendendo con una telecamera. Appena la regia di Houston dà il via, Scott spiega brevemente che sta per fare un esperimento semplicissimo, quasi rudimentale, ma molto importante, perché verificherà o smentirà le teorie di Galileo Galilei sulla caduta dei corpi: “Ora li lascerò cadere entrambi. Dovrebbero toccare il suolo contemporaneamente”. In realtà non ci sarebbe bisogno di alcuna conferma, perché senza le intuizioni di Galileo sarebbe stato impossibile calcolare correttamente la traiettoria delle navicelle Apollo verso la Luna. Scott lo sa benissimo, eppure si nota una certa tensione quando deve lasciar cadere martello e piuma. Quando l’esperimento riesce e i due corpi toccano il suolo lunare nello stesso istante, l’astronauta esclama eccitato, con quasi una sfumatura di sollievo nella voce: “Visto? Galileo aveva ragione”. La conquista della Luna ha dunque radici antiche ed è un’avventura sulla quale sono stati versati fiumi di inchiostro (c’è persino chi nega che le missioni Apollo siano riuscite e afferma che si tratti di un gigantesco complotto, di fake news ante litteram) e che ha emozionato generazioni intere. Ma perché alla conquista della Luna non è seguita la conquista di tutti i pianeti del Sistema Solare? Perché dopo la missione Apollo 17 del 1972 nessun uomo si è più spinto oltre l’orbita terrestre, più lontano della Stazione Spaziale Internazionale? Prova a rispondere a questa domanda, ma soprattutto a spiegare perché è stato così importante andare sulla Luna questo libro che parte da una piccola cittadina abruzzese, Tagliacozzo, dove una volta nel 2009 è stato in visita Buzz Aldrin…

Gli astronomi preferiscono la Luna nuova, ci spiega l’autore di questo saggio breve ma esaustivo, perché “la sua assenza nel cielo notturno non li disturba nelle osservazioni”: da qui il titolo. Ma la Luna non è un luminoso impaccio, è un caso unico nel Sistema Solare “e, chissà, forse addirittura nell’intera galassia”. Per prima cosa è enorme – rispetto alla grandezza del pianeta attorno a cui orbita, la Terra: le altre lune sono tutte molto più piccole dei pianeti di cui sono satelliti. In secondo luogo i suoi movimenti e le sue configurazioni “hanno fatto impazzire gli astronomi di tutti i tempi”. In terzo luogo, esistono evidenti connessioni tra la Luna e la vita sulla Terra. Tutti questi aspetti vengono esplorati con grande capacità di sintesi e linguaggio semplice da Ettore Perozzi, che è responsabile dell’ufficio per la sorveglianza spaziale dell’Agenzia Spaziale Italiana, ha lavorato al CNR, all’Osservatorio Astronomico di Parigi, a Deimos Space e presso i centri ESOC ed ESRIN dell’Agenzia Spaziale Europea. Un esperto di primissimo piano (pensate che l’asteroide n. 10027 porta il suo nome) che qui indossa con umiltà e simpatia i panni del divulgatore.



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