Luoghi e paesaggi

Una raccolta di resoconti inediti e di riflessioni a lungo disperse, in cui uno dei poeti notoriamente più legati al tema della natura ci conduce alla scoperta di luoghi circoscritti che hanno segnato in maniera profonda e indelebile la propria vita umana e artistica. Ma anche di scenari evocati - ora dal ricordo di un viaggio ora dal lume acceso della fantasia - sugli ambienti che di volta in volta hanno animato il suo immaginario creativo. Dallo sfondo collinare dei rilievi Euganei alle cime impetuose delle Dolomiti, dalle vedute del Grande Veneto a viaggi effettuati e immaginati nella lontananza pur prossima delle identità europee. Tra saggi dedicati all’idea del paesaggio come forza dirompente ed esperienza fondante dell’esistenza umana e meditazioni sulla capacità di interazione reciproca che fa di un ambito territoriale una patria poetica da cui allargare lo sguardo sul mondo, contemplazione e meditazione generano talvolta una vena elegiaca remissiva e regressiva, talaltra la tensione a una fonte di valori alternativi a quelli della società moderna...
Esce postumo, grazie al prezioso contributo di ricerca e assemblaggio di Matteo Giancotti, un testo che ha il merito di riportare all’attenzione del lettore un florilegio di scritti di Andrea Zanzotto, tra prefazioni, articoli di giornali e recensioni a mostre, dedicati a luoghi che hanno costituito lo musa costante della parabola artistica dell’autore e lo sfondo naturale della sua vicenda umana. Dalla descrizione dei paesaggi, anche nei dettagli più reconditi e sfuggenti, al racconto delle esistenze minime e dei destini di coloro che li hanno attraversati, sgorga una narrazione che volentieri si attarda tra indugi culturali e pellegrinaggi contemplativi. In essa affiorano brani di territorio che si rispecchiano e si integrano con mirabile suggestione in quella misteriosa relazione alchemica che si instaura tra poeta e luoghi, disegnando un percorso fluttuante come la corrente di un fiume. Un attraversamento che s’immerge nella compresenza di presente e di passato, con un angosciato senso dell’effimero e l’amaro risvolto dell’inquietudine per le sorti di una natura votata al degrado da una forma nociva di progresso. Diversi fili conduttori tessono la trama del libro e accompagnano il lettore: il rapporto tra paesaggio e senso del tempo, l’identità e la sua incertezza, la crisi dei valori della società rurale arcaica dinanzi alla tendenza distruttiva della tecnologia neocapitalistica e la poesia come forma di resistenza attiva. Ciò che la letteratura dovrebbe e potrebbe ancora fare.

 

 

 
 
 
 
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