Luoghi senza identità

Luoghi senza identità
Un viaggiatore errante in cerca di se stesso, inseguito dal suo stesso nomadismo e dalla precarietà delle relazioni con gli altri esseri umani. Il motel inteso non come luogo di ristoro, ma come “non – luogo” è il centro della ricerca di riflessioni che spaziano dalla filosofia, all’estetica di ogni forma d’arte. Fuggire dalla monotonia della vita, dal paradigma “spendi – produci – crepa”, alla ricerca di qualcosa di più grande che può sfociare, o nell’inizio di una nuova e rinnovata esistenza, o nel fallimento inesorabile di qualsiasi desiderio di redenzione. Perché il motel dovrebbe essere il cuore pulsante di questo percorso? L’indigenza archittettonica del motel fa si che ogni viaggiatore conti solo su se stesso, portando con se, in una valigia, tutta la sua esistenza, rappresentata spesso, da oggetti minimi o insignificanti, metafore dell’infinità semplicità dell’esserci nel mondo. Il viaggiatore errante deve diventare come gli oggetti che trasporta con se, leggero e poco fastidioso, un essere mutevole, in continuo divenire, un uomo alleggerito dal peso della terra in cui esso stesso è inserito, che vive nel presente senza guardare nel passato e con poco riguardo per il futuro, un futuro troppo incerto per essere programmato con ragionevolezza. Il viaggiatore, nel suo perrenne incamminarsi, risponde silenziosamente alla più celebre delle domande: “Cosa porterebbe con se su un’isola deserta?”
Bruce Bègout, filosofo, è l’autore del racconto di questo viaggio universale dell’uomo errante, un cammino semiologico che racconta il rapporto con la vita quotidiana in relazione all’ambiente urbano. Luoghi senza identità è un libro che va letto tutto d’un fiato, per filosofi e non. L’indagine fenomenologica del motel attuata dall’autore potrebbe essere riassunta tutta in una delle citazioni presenti nel libro stesso: “All’orizzonte del mondo moderno spunta il sole nero della noia” (Henri Lefebvre, Critica della vita quotidiana). Chiunque leggerà questo testo non guarderà più ai motel come semplici edifici, ma vi ricercherà un senso quasi trascendentale, che induce nel visitatore una ricerca della propria motivazione, della propria ragione per essere vivi, per essere felici.  Il testo è una vera e propria lezione sulle cose ordinarie, una riflessione su come i nostri stessi prodotti diventino poi, luoghi e simboli di qualcosa di più grande, un “più grande” soggettivo che dipende chiaramente da come e quando ci siamo messi in cammino. Epicuro considerava veramente felici solo i piaceri provenienti dai semplici desideri naturali e necessari, Bègout mostra come oggi questo sia completamente impossibile e ci accompagna verso un “percorso  urbano” che, nella sua semplicità, vuole svelare l’enigma sentimentale di quell’essere umano in fondo non sempre così razionale. Iniziate questo dolce viaggio verso la scoperta del vostro “io” più profondo.

 

 

 

 
 
 
 
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