L'uomo autografo

L'uomo autografo
Londra, intorno al 1990. Alex ha dodici anni e s'immagina "come un episodio secondario nella vita degli altri". È con suo padre su una statale congestionata dal traffico, un aereo vola così basso che pare strappare i tetti di lamiera delle fabbriche. Alex non è un ragazzino molto socievole, passa il tempo libero a guardare la tv o a fare qualcosa con suo padre, Li-Jin, che oggi ha organizzato questa gita per andare a un incontro di wrestling. In realtà voleva far stare Alex con Mark Rubefine e Adam Jacob che, seduti dietro, non riescono a stare fermi un momento. Li-Jin era preoccupato che il viaggio risultasse una scelta forzata da lui e sua moglie, ma gli sembra che i ragazzi siano abbastanza a loro agio. Alex li conosce da alcuni anni, frequentano la stessa sinagoga, ma non si possono definire veri e propri amici. Alex ha un po' di pancia e fianchi da donna, la pelle giallastra, gli occhiali che accentuano la "falce di luna degli occhi" ...
Dopo l'esordio pirotecnico con Denti bianchi, a Zadie Smith ci sono voluti due anni per scrivere e pubblicare L'uomo autografo; come era ovvio, non ha accontentato tutti gli entusiasti del primo romanzo, ma questa storia raccontata con entusiasmo giovanile e coraggio è originale, fresca, intelligente.Un manipolo di quasi trentenni, una mescolanza di etnie, lavori improbabili, segni zen, cabala, giochi, poster e l'illusione che libertà sia non crescere. Ci sono anche anche tanta musica, cinema e l'ossessione per i cimeli dei propri miti. L'opportunità per Alex-Li d'incontrare Kitty Alexander, dimenticata attrice degli anni Quaranta, innesca cambiamenti anche nella scrittura, che da rallentata, contratta, prende ritmo. Zadie Smith crea aspettative e regala sorprese, con raffinate scelte linguistiche, metafore e similitudini inedite. Delinea i personaggi in maniera superba, dispensa pennellate di humour anglosassone. Plausibile e surreale come un film di Woody Allen, per chi ama  prospettive insolite ma genuine e non teme di osservare gli eventi, anche i più terribili, con ironia.

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