L'uomo dal ventre di piombo

L'uomo dal ventre di piombo
Parigi, autunno 1761. Nella casa del conte di Ruissec, ex brigadiere generale dell’esercito di Sua Maestà ed ora ambizioso cortigiano assai vicino al Delfino di Francia, viene rinvenuto cadavere il visconte Lionel de Ruissec, dissoluto figlio maggiore del generale, tenente delle guardie e giocatore incallito, apparentemente suicidatosi con un colpo di arma da fuoco dopo essersi chiuso dall’interno nella sua stanza. Sul posto è chiamato d’urgenza il giovane commissario dello Chatelet, Nicolas Le Floch, braccio destro del conte di Sartine, luogotenente generale di polizia, che gli ha affidato le inchieste straordinarie. All’acuto e attento commissario è subito chiaro che si tratta di una morte assai strana, a cominciare dall’aspetto terrificante del volto del visconte, fino ai tanti particolari incongrui nella sua stanza, ove giace riverso sotto la scrivania. Ben presto l’indagine si fa complessa, da una parte per l’ostilità aperta che da subito a Le Floch dimostra il vecchio e sdegnoso conte di Ruissec, dall’altra per l’improvviso alt all’autopsia che sul più bello arriva inspiegabilmente dal Ministro della Casa Reale. Dopo aver dato un appuntamento segreto a Le Floch, anche la vecchia signora De Ruissec, madre della vittima, viene uccisa in una chiesa ed anche in questo caso appare evidente un tentativo, appena maldestro, di simulare un incidente. Cosa c’è veramente dietro questi delitti che si abbattono sulla nobile famiglia decisamente coinvolta negli intrighi di corte? La situazione è ben più intricata di quanto appaia e l’inchiesta spinosa e delicata di Nicolas si fa per lui sempre più pericolosa poiché lo trascina, tra bordelli e conventi fino a Versailles, nel cuore degli ambienti vicino alla famiglia reale e alla Marchesa di Pompadour, la quale nel giovane commissario pare riporre grande fiducia in seguito a vicende precedenti nelle quali hanno avuto modo di incontrarsi. Nel mondo della Corte e dell’Aristocrazia districarsi tra fazioni, formalismi, giochi di potere e “balletti di corte” ovvero giri di parole che precedono ogni conversazione, è davvero complicato per l’affascinante Nicolas, nonostante l’abilità investigativa e l’indubbia integrità morale, soprattutto perché le indagini potrebbero infangare il trono sotto gli occhi dei nemici in un periodo storico assai delicato. Riuscirà Nicolas La Floch a venirne a capo restando indenne?
La caduta dell’Ancien Règime è ormai alle porte: l’atmosfera che si respira in questo poliziesco ben congegnato è quella ricca di contraddizioni della splendida decadenza della Francia di Luigi XV. Le tensioni sociali si fanno sempre più aspre: ai fasti di Versailles fa da spietato contrappunto la povertà delle strade di Parigi, il popolo considera la favorita del re la terza calamità del regno con la carestia e la guerra, le fazioni che cospirano a corte diventano sempre più potenti e l’inquietante presenza dei Gesuiti è sempre meno tollerata. La ricostruzione storica del romanzo è assai accurata e rigorosa, documentata e approfondita come si conviene ad un esperto del Settecento francese qual è l’autore, diplomatico di successo. La sua profonda conoscenza tecnica però non ostacola una narrazione affascinante e fluida che mai annoia scivolando nella pedanteria di un saggio storico, ma che anzi suscita grande curiosità nel lettore che, ad esempio, apprende che il boia era chiamato comunemente Monsieur de Paris e partecipava attivamente alle autopsie che si effettuavano nelle segrete dove si torturavano i condannati; in pratica era una specie di medico legale. Le descrizioni dei luoghi e dei personaggi non vanno quasi mai a scapito del vigore narrativo e sono così accurate e vivide che pare di vederlo questo giovane e abile commissario, che ha appena superato l’apprendistato di investigatore, con il suo tricorno sui capelli raccolti mentre nelle strade di Parigi richiama un informatore emettendo il verso del merlo come segnale convenuto. Decisamente pare di essere immersi in atmosfere alla Dumas e sicuramente gli estimatori del genere non dovrebbero lasciarsi scappare questo romanzo come gli altri capitoli della serie. Se infatti in Italia non è molto conosciuta, in Francia è assai nota e conta una nutrita schiera di lettori affezionati. In molti poi ne guardano anche la trasposizione televisiva (che in Italia si può vedere solo sulla TV satellitare)  e seguono ansiosamente le novità anche sul bel sito internet  http://programmes.france2.fr/nicolas-le-floch/. La trama avvincente e interessante del romanzo appare a tratti appena un po’ lenta ma questo è ampiamente giustificato dall’espediente narrativo di far condividere al lettore i pensieri, le supposizioni, i dubbi, le osservazioni e le congetture del protagonista in maniera tale che chi legge si sente in certo modo primo attore e ha la sensazione di seguire in prima persona le indagini. Altra gradevolissima intuizione è quella di inserire nella narrazione ricette d’epoca assai accurate che spingono inevitabilmente ad appuntarle col proposito di provare a realizzarle e gustarle. Un po’ come avviene nei romanzi del nostrano Montalbano. Perché sarebbe sicuramente assai piacevole, dopo aver appagato il gusto per la lettura con un romanzo così gradevole, farlo anche per la gola con una gustosa Sogliola alla Villeroy.

 

 

 

 
 
 
 
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