L'uomo della pianura

L’uomo della pianura
Negli anni Settanta un ragazzo viene rinchiuso a San Vittore con l’accusa di aver ucciso una donna. Il ragazzo è innocente, ma all’interno del carcere impara a farsi rispettare, diventando un killer spietato. Il suo soprannome è Hurricane, da una canzone di Bob Dylan che parla di un pugile, Rubin “Hurricane” Carter, ingiustamente accusato di omicidio. Quando esce dal carcere per mancanza di prove, Hurricane inizia la sua carriera di criminale tra rapine, sequestri e omicidi, tutti firmati incidendo sul corpo della vittima una “H”. Ma Hurricane pesta i piedi a troppe persone ed è costretto a far perdere le sue tracce… Ai giorni nostri un apparente omicidio a sfondo passionale porta Enrico Radeschi a Capo Ponte Emilia, un paesino della Bassa Padana. Enrico è un giornalista di cronaca nera e un hacker che vive a Milano e si muove su una Vespa del ’74, il Giallone. Nella Bassa Padana ci è nato e lì risiedono tutti i suoi affetti. Quando il caso sembra essere chiuso, viene ritrovata un’auto abbandonata. Enrico aiuta i Carabinieri nelle indagini e sembra che la torbida vicenda affondi le radici nei lontani anni Settanta…
L’uomo della pianura è il quarto romanzo di Paolo Roversi che vede protagonista Enrico Radeschi. Questa volta il giornalista torna alle sue origini, ai suoi affetti, e sarà alle prese con un caso davvero scottante che metterà a rischio la sua stessa vita. Il plot è costruito secondo un’alternanza di brani che sembra richiamare la tecnica cinematografica del montaggio incrociato: il piano narrativo è  diviso in due parti alle quali corrispondono due registri linguistici diversi. Da una parte il racconto di Hurricane, il quale ripercorre tutta la sua carriera in prima persona attraverso il discorso indiretto ed una serie di flashback; dall’altra vengono narrate le avventure di Radeschi tramite il discorso diretto ed un massiccio uso della satira. Nel raccontare la vita di provincia, Paolo Roversi disegna una serie di personaggi ai quali è difficile non affezionarsi: dall’ispettore Boskovic, alle prese con la disintossicazione dall’amaro Montenegro, al brigadiere Rizzitano, maestro della moka e uomo dalla battuta facile; dal Betassa, classico provinciale che puntualmente sbagli i proverbi, a Diego Fuster, collaboratore di Radeschi e dizionario umano di frasi fatte. Nelle gesta di Hurricane, invece, prevale l’elemento “nero” del romanzo. Sangue a fiumi, una Milano preda della malavita meneghina con un forte richiamo a Milano calibro 9 di Giorgio Scerbanenco e un climax di violenza dal quale il criminale non sembra poter uscire. Gli ingredienti che compongono L’uomo della pianura son davvero tanti e ben amalgamati dalla sapiente penna di Paolo Roversi, il quale, per l’ennesima volta, dimostra di poter meritare l’appellativo di golden boy del giallo italiano. Un noir molto realistico, pieno di richiami storici, che non mancherà certamente di appassionare il lettore e portarlo ad un finale amaro, inatteso…nero.

 

 

 

 
 
 
 
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