L'uomo e la scimmia

1869, Firenze. Il fisiologo russo Aleksandr Herzen tiene presso il Museo di storia naturale della Specola una conferenza dal titolo “Sulla parentela fra l'uomo e le scimie”. Niccolò Tommaseo, studioso e patriota cattolico di origini dalmate, ritiratosi in vecchiaia proprio nel capoluogo fiorentino, insorge e pubblica un pamphlet non tanto rivolto contro le teorie di Darwin, quanto contro la superficiale divulgazione delle idee evoluzionistiche ad opera di scienziati come Herzen. Già, perché Tommaseo questa ‘strana’ teoria dell'evoluzione l'aveva capita ed aveva anche capito che i colleghi suoi, i cattolici, di questo fantomatico libro, L'origine delle specie, non conoscevano neanche il colore della copertina. L'abate insiste molto sulla povertà delle prove portate da seguaci sfegatati del Darwinismo come Herzen e in particolare critica (e con che stile) quelle di carattere embriologico, sostenendo che non esiste nessuna consequenzialità logica tra il cambiamento di un organismo durante il tempo e quello delle specie viventi. Inoltre, continua l'impertinente italiano, se a un certo punto dello sviluppo l’embrione umano comincia a distinguersi da quello della scimmia, «la distinzione dev’essere insita nel principio latente della sua intima vita, e non sovrapposta per aggiunzione di materia o per impressione d’estranei elementi». Insomma, per l'autore del libro, la natura intrinseca del vivente non può essere solo una derivazione adattiva...
«O Italiani, che voi non siete liberi, ma che non potete volere; vi rivela la vostra imbecillità durata per secoli, l’imbecillità di quelle scimmie trasformate che voi onoravate col titolo d’uomini grandi». La riedizione dell’opera a cura di Enrico Nistri, preceduta dalla prefazione di Sergio Valzania (il cattolico che si è girato la spagna con Oddifredi), costituisce una voce controcorrente nella celebrazione del centenario della nascita di Darwin. La modernità delle argomentazioni proposte da Tommaseo, se pure in un italiano incomprensibile come quello dell'epoca, rimangono ancora oggi pienamente attuali. Ironico e dominatore di una dialettica eccezionale, l'autore del testo esprime le sue riserve verso l’eccesso di positivismo di cui vede nell'evoluzionismo il paradigma principale. Il suo attacco è nei confornti di Harzen, scienziato che a dire di Tommaseo aveva ridotto la libertà umana e mero meccanicismo biologico; in nome di una fede incondizionata ma lucida in Dio, la libertà dell'uomo a prescindere dalla sua discendenza da altri animali, viene esposta con fermezza talvolta commovente. Capito Darwin, se ne rifiutano alcune classiche implicazioni del periodo che vedono l'uomo come una macchina travisando la nozione di “animale” esposta da Darwin. L'uomo e la Scimmia è un ottimo testo, datato ma attraente, piccolo ma intenso. Una critica lucida alla scorretta divulgazione di Darwin sia da parte della chiesa che della scienza; un saggio di cui Gentile ebbe a dire: “Un libretto gustoso quantunque molto salato, degno di essere letto per la penetrazione acuta”. Certo è difficile ad oggi non sorridere di fronte a quasi tutte le  argomentazioni di Tommaseo e, per di più, non si tratta nemmeno di vere e proprie argomentazioni, quanto piuttosto di invettive e arringhe, ma il libretto rappresenta forse una delle migliori difese del Creazionismo in cui si esprimono la rabbia nei confronti di una presunta “natura evoluzionista” e la consapevolezza, velata da ironia, di non avere nessuno straccio di prova per attaccare il buon Charles Darwin.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER