L'uomo proiettile

L'uomo proiettile
Non più di tre ore di lavoro al giorno. Facendo un breve calcolo rimangono ben ventuno ore per vivere: è questa la prima regola dell'Uomo Proiettile. Prima di trovare lavoro in un circo aveva cercato di convincere il suo capoufficio a farlo lavorare non più di tre ore, ma non c'era stato niente da fare. Per fortuna che dopo ha letto quell'annuncio sul giornale: “Cercasi per attività artistica giovane coraggioso. Massimo un'ora lavorativa al giorno. Ottima retribuzione”. Adesso la bocca di un cannone lo spara ogni sera, e non è poi così male. Anche perché c'è Ewelyn, che oltre ad essere la sua assistente (è lei che accende la miccia) è anche la sua fidanzata. Ma da un po' di tempo Ewelyn si comporta in modo strano...
In questi tempi di crisi dove o si lavora ventiquattrore al giorno per cercare di sbarcare il lunario, o dove non si lavora per niente e si va direttamente in cassa integrazione (per chi ce l'ha), ritirare fuori il motto “lavorare meno lavorare tutti” sembra utopico, eppure fare come l'uomo proiettile appare veramente l'unica soluzione, o almeno la più bella. In ogni caso è quello che si pensa una volta arrivati alla fine di questo romanzo breve: se proprio nella vita vera non si può fare (o si?) in quella di carta non rompeteci i coglioni. Questa storia (Silvano Agosti  nel '95 ne ha fatto anche un film) è anche il racconto tenero di un amore che cerca di andare oltre la gelosia, alla ricerca di un sentimento puro e privo di ogni meschinità. Nessuna smanceria, per carità. L'autore evita con cura lirismi e caramellate varie, riuscendo tuttavia a colpire il lettore dritto al cuore. Merito soprattutto della scrittura. Il romanzo è scritto interamente in prima persona, a parlare è l'uomo proiettile stesso (il suo nome vero non ci viene mai detto). La narrazione oscilla continuamente tra il presente e il passato, tra la storia di oggi e quella dell'infanzia del protagonista. Lo stile è semplice e ricercato al tempo stesso. La scrittura ricalca esattamente il carattere del protagonista, ingenuo e curioso come un bambino, che forse è riuscito a rimanere tale proprio per merito delle sue tre ore di lavoro al giorno. Una favola moderna di cui vorremmo esserne tutti i protagonisti.

 

 

 
 
 
 
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