L'uomo senza passato

L'uomo senza passato
Notte. Un uomo e la sua valigia malridotta arrivano ad Helsinki in treno. L’uomo ha la faccia dura e senza sorriso, l’alito cattivo dalle troppe sigarette fumate, e ormai a quell’ora nessun posto dove andare a dormire. Si accontenta di sdraiarsi su una panchina del parco di Kaisaniemi, coprendosi con la sua giacca ripiegata: per fortuna non fa poi così freddo. Purtroppo per lui però non è qualche ora di riposo che il poco di notte che rimane ha in serbo per lui, ma un brutale pestaggio ad opera di tre balordi, che derubano il poveretto e lo lasciano per morto a terra. Ma lui morto non è, e con le poche forze che gli rimangono si trascina verso la stazione, dove sviene tra la costernazione dei pochi presenti. Poi è una storia di ospedale, aghi nelle vene, bende, fili elettrici, puzza di disinfettante, dottori scettici, infermiere indaffarate col turno di notte, elettrocardiogrammi piatti: alle 2,40 l’uomo viene dichiarato morto e lasciato solo sotto un lenzuolo insanguinato. Passano pochi minuti e il corpo ha un sussulto, con un gemito l’uomo si alza: non è affatto morto, non ancora. Imbottito di antidolorifici, riesce persino ad alzarsi e barcollando come un animale ferito – quello è, a ben vedere – fugge dall’ospedale. Il sole non è ancora sorto, ma un chiarore diffuso illumina l’orizzonte: l’uomo raggiunge un terreno in riva al mare sul quale una comunità di senza tetto ha occupato dei container abbandonati trasformandoli in baracche. Lo soccorrono Nieminen – guardiano precario in una fabbrica di carbone - e sua moglie Kaisa, che per settimane lo curano e nutrono. L’uomo piano piano riprende le forze, ma non ha più memoria, non sa come si chiama né come è finito là…
A qualche anno di distanza dall’uscita del bellissimo film “L’uomo senza passato” (Gran Premio della Giuria al 55esimo Festival di Cannes), arriva nelle librerie italiane la sceneggiatura di Aki Kaurismäki, una favola stilizzata che ha le stimmate della parabola. Ma non solo per la carica simbolica della ‘resurrezione’ del protagonista – che non sfugge a nessuno: c’è il sapore di denuncia sociale (paradigmatica la sequenza della rapina da parte di un piccolo imprenditore dei suoi stessi soldi bloccati da una banca per poter pagare i suoi dipendenti), c’è la pietas di chi dà tutto senza chiedere nulla in cambio, c’è la riscoperta dei valori-base del vivere comune, l’afflato con cui si esplora (e si rivendica!) la dignità umana, e in generale una visione tutto sommato ottimistica che riesce a colorare di rosa e azzurro anche una Finlandia plumbea, violenta, disperata. Nel finale il protagonista scopre finalmente chi è stato prima di diventare quello che è, e soprattutto chi vuole essere in futuro. Come immaginate, le due cose non coincidono.

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