Lupo mangia cane

Un volo di dieci piani e Pasha Ivanov, ricchissimo e potentissimo presidente della NoviRus, una delle compagnie più influenti della Russia in questi primi anni del XXI secolo, si è sfracellato sull’asfalto. È arrivato alle 9.28 al palazzo modernissimo in cui abitava scortato dai SUV delle guardie del corpo, ha salutato il custode ed è salito in ascensore diretto al suo appartamento, considerato il più sicuro di Mosca, inaccessibile per chiunque, persino per il personale di servizio (per sicurezza Ivanov si puliva casa e si cucinava da solo, ritirando viveri e vestiti puliti e stirati in portineria). Dopo venti minuti esatti, l’uomo si è schiantato al suolo. Sul posto sono giunti l’investigatore Arkady Renko, il vicepresidente della NoviRus - un certo Timofeyev -, il Pubblico Ministero Zurin, l’assistente americano di Ivanov Bobby Hoffman e Rina Shevchenko, la biondissima e giovane “arredatrice personale” del magnate scomparso. Tutti sembrano convinti che si sia trattato di suicidio, e in effetti l’ipotesi appare ragionevole: di solito infatti quando si tratta di omicidio la caduta avviene in verticale, mentre in caso di suicidio le vittime saltano e dunque atterrano più lontano, come è accaduto stavolta. L’appartamento inoltre non è stato visitato da nessuno, Ivanov era solo al momento della morte. Eppure Renko fiuta qualcosa di strano, nonostante il sarcasmo del PM Zurin: perché un uomo così ricco e potente dovrebbe suicidarsi? Forse era malato? E se sì, di cosa? Il mistero si infittisce quando Renko scopre che il pavimento della camera-armadio dell’appartamento è coperto da chili e chili di sale da cucina…

“A noi piacciono i suicidi. Non richiedono molto lavoro e non incidono sul tasso di criminalità”, ammette gongolando un magistrato russo nelle prime pagine della quinta avventura di Arkady Renko, il laconico mastino della polizia russa creato da Martin Cruz Smith. L’investigatore ovviamente non è d’accordo, ma non siamo di fronte al solito caso di suicidio che si rivela un omicidio, per fortuna. La trama è più originale e complessa, una storia di vendetta che affonda le radici nella catastrofe di Černobyl’ del 26 aprile 1986, quando nella centrale nucleare ucraina “V.I. Lenin” si verificò durante un test una fortissima esplosione con conseguente emissione di una gigantesca nube radioattiva che causò circa 70 morti subito dopo l’incidente (e molte migliaia in seguito a causa della contaminazione, i cui effetti durano ancora oggi) e rese necessaria l’evacuazione di quasi 400.000 persone. Senza svelare troppo del plot giallo, va comunque reso omaggio al talento creativo dell’autore, che in queste pagine preconizza la bizzarra uccisione di un agente segreto russo che qualche anno dopo l’uscita del romanzo sarebbe finita sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. Lupo mangia cane è anche importante per la continuity, perché è qui che parte la sottotrama (che tanta importanza assumerà inseguito) del “figlio adottivo” di Renko, Evgeny Lysenko detto Zhenya, il bambino mago degli scacchi che il poliziotto ogni domenica va a prendere all’orfanotrofio e porta in giro per Mosca sulla sua vecchia Zhiguli 9 tentando di strappargli invano una parola o un sorriso.



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