Lux

Lux

Londra. Thomas Gustavo Tilli Edwards è un architetto della luce. Un mestiere curioso che ha scelto a dispetto delle orme paterne - consulente immobiliare - e di una carriera al fianco del suo migliore amico avvocato, e che prevede colloqui altrettanto curiosi e singolari. I candidati infatti sono invitati in tre stanze differenti e viene chiesto loro di disporre le luci in modo che ricordino rispettivamente un bambino sorpreso, un uomo coraggioso e una donna abbandonata. Un martedì di marzo Thomas riceve una telefonata dall’avvocato di famiglia, che gli comunica di aver ereditato dallo zio materno una sorgente d’acqua minerale, un vulcano inattivo, una piantagione di baobab nani e un albergo fatiscente. Tutto questo in una minuscola isola del Sud Italia. La madre di Thomas era ligure e lui non è mai sceso più giù della Toscana. In pochi giorni si fa avanti un compratore disposto a pagare persino più del prezzo di mercato ma le clausole del testamento prevedono che la stipula avvenga sull’isola stessa. Thomas domanda così alla ragazza che sta frequentando da qualche tempo, la chef Ottie, se ha voglia di seguirlo per un viaggio in Italia...

Ci sono diverse luci in questo romanzo, oltre a quella del titolo e al mestiere del protagonista. La luce grigia e piovosa di Londra contrapposta a quella calma, verdeggiante del paesaggio mediterraneo. La luce artificiale degli uffici, in cui una società industriosa ci impone di passare molte ore al giorno, e la luce naturale di chi ha scelto il tempo lento di un’isola che è una manciata di scogli, raggiungibile solo con sporadici passaggi di barca. La luce che rischiara personaggi e vicende che in qualsiasi altro libro sarebbero stati secondari, sacrificati all’azione. Proprio come Thomas scorge una luce particolare nella sua eredità e nei moltissimi oggetti polverosi che lo zio ha accumulato per anni nel suo albergo, Eleonora Marangoni ha il talento di restituire luce a molte cose. A quei dettagli e sfumature spesso messe in ombra perché non funzionali alla trama. A personaggi che nel mondo là fuori starebbero ai margini - infatti l’isola è per loro una casa di elezione - ma che, leggendone, vorremmo tanto come vicini di pianerottolo. Inoltre, non meno importante, l’autrice illumina la lingua italiana in modo sorprendente. Ha uno stile ricercato e personale, un vocabolario che è una piacevole sfida all’intelletto, riesce a incastonare termini complessi in una struttura piacevole e leggera. Se anche la trama di Lux non vi andasse a genio, l’uso che l’autrice fa della lingua merita da sola il vostro tempo.



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