Lyonesse

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Le Isole Elder sorgono di fronte al Golfo Cantabrico e alla Vecchia Gallia. Secoli fa costituivano un unico regno, governato dal valoroso Olam Magnus di Lyonesse, ma dopo guerre e intrighi ora sono divise in dieci regni distinti, che l’attuale re di Lyonesse, Casmir, sogna di riunificare sotto il suo dominio per tornare alla gloria dei tempi passati e per far cessare una volta per tutte le scorrerie dei temibili pirati Ska. Casmir desidera anche un erede maschio e quando la regina Sollace partorisce una bambina – che viene chiamata Suldrun – ordina festeggiamenti in tono dimesso e anche negli anni successivi tratta la figlia con distratta freddezza. Anche la madre si disinteressa subito della bambina, che affida alle cure di una balia, una rozza contadinotta di nome Ehirme, che ha da poco perso un neonato a causa della febbre gialla e ha abbondanza di latte. Ehirme, ignorante in tutti i campi e soprattutto sull’etichetta di corte, conosce però tante fiabe e leggende e mentre Suldrun cresce le racconta “i pericoli dei luoghi lontani, il modo in cui reagire ai dispetti delle fate, il linguaggio dei fiori, le precauzioni da adottare se si esce a mezzanotte e come evitare gli spettri, il modo per riconoscere le piante buone e quelle cattive”. Malgrado la disattenzione del re e della regina, il fatto che una contadina qualsiasi sia la cameriera privata della principessa non può non destare scalpore: la questione viene sottoposta a Dama Boudetta, la severa Governante di Palazzo, proveniente dalla piccola nobiltà, che decide di affidare il compito a sua cugina, Dama Maugelin, nei confronti della quale è debitrice di un favore. Ehirme viene licenziata, malgrado i pianti e le proteste di Suldrun, che nonostante abbia solo quattro anni decide di fuggire dal castello…

Si tratta del primo volume (trovare una soluzione che desse la giusta evidenza al titolo originale, per esempio Lyonesse – Il giardino di Suldrun, sarebbe stato più saggio e rispettoso) di una corposa trilogia scritta tra 1983 e 1989. Nella migliore tradizione del Ciclo Arturiano – che si consolida in Europa dal XII secolo in poi, ma racconta eventi accaduti molti secoli prima, poco dopo la caduta dell’Impero Romano – nella narrazione sono presenti anacronismi evidenti e un’estetica da tardo Medioevo: questo e più ancora la presenza di elementi soprannaturali (soprattutto nei seguenti romanzi, a dire il vero, che peraltro presentano crescenti, sorprendenti link e parallelismi con il Ciclo della Terra Morente) fanno di Lyonesse un’opera fantasy e non un romanzo storico. Ma il fatto che abbondino i richiami alla tradizione arturiana non significa certo che Jack Vance qui rinunci alla sua riconoscibilissima cifra stilistica e si dia all’epica cavalleresca o alla sword & sorcery: Lyonesse è piuttosto una fiaba irriverente e romantica, una sorta di Shrek in versione drammatica e a tratti violenta, se mi si passa il paragone forse irriverente. L’amore infelice tra l’inquieta, malinconica principessa Suldrun e Aillas tocca il lettore nel profondo, le trame del Re di Lyonesse per conquistare tutti gli altri regni dell’arcipelago perduto delle Isole Elder a partire dagli odiati Dahaut e Troicinet sono avvincenti e contorte al punto giusto ma il libro – seppure molto affascinante e più raffinato della gran parte dei fantasy pubblicati negli ultimi decenni – è forse un po’ macchinoso, meditabondo, privo della scintillante energia alla quale i lettori di Vance sono abituati. Per capirci: se si decide di abbandonare la lettura di Lyonesse per qualche giorno ci si riesce senza affanni, con tanti altri libri di Vance questo è doloroso, se non impossibile.



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