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Nelle fermate della metropolitana chi aspetta sulla banchina è invaso dall’alto volume di pubblicità, notizie, informazioni meteo, oroscopi, musica e avvisi sullo stato dei treni, forse gli unici messaggi audio davvero utili e interessanti in quel momento. Per quanto il tempo sui trasporti pubblici possa essere considerato, come dice Valerio Magrelli, una “vice-vita” e si tratti di un tempo “tecnico”, di servizio, in cui siamo soli e potremmo elucubrare sui fatti nostri pensando a che regalare alla mamma per il compleanno, cosa mangiare per cena, come risolvere un problema di soldi che ci assilla, siamo continuamente distratti da voci e suoni non richiesti, cui è impossibile resistere a meno che non si cammini, cosa che a Milano è vista come una stranezza, una roba da chiodi. Poi magari non dici “sto facendo una passeggiata” ma “faccio urban walking” e allora vabbè, è la moda del momento. Ma forse proprio una moda, lo storytelling, potrebbe imporsi sul dio della pubblicità e funzionare in attesa che arrivi la metro…

M come Milano. M come metropolitana. M come Maria Perosino, alla cui memoria è dedicato questo ultimo, bellissimo libro di Stefano Bartezzaghi. Diviso nelle tre parti mezzanino, convoglio e capolinea a loro volta cadenzate in 27 capitoli intitolati e in parte ambientati in altrettante fermate della metro milanese (ma c’è spazio anche per la fermata Cinecittà di Roma), M è molto più di un viaggio dentro Milano. Con diversi ritmi, che assomigliano alle varie velocità della metro, l’autore infatti ci conduce lungo le 4 linee della metro meneghina e nei suoi parchi e giardini, nelle strade dove passeggia di giorno e di notte, nei ricordi che affiorano, mai per caso, alla sua mente. Si incontrano intellettuali (un nome per tutti: Oreste del Buono) e milanesi qualsiasi, si ammirano monumenti, si assaporano piccoli memorabili momenti della vita dello scrittore come quell’estate in cui, rientrato a casa dalla “villeggiatura” qualche giorno prima dei suoi genitori, passò ore seminudo tappato in casa, tapparelle abbassate e Mingus di Joni Mitchell a ripetizione sul giradischi, leggendo e fumando in libertà visto che avrebbe avuto il tempo di arieggiare. “È stato, nella sua solitudine, uno dei rientri dalle vacanze più felici che io riesca a ricordare. L’anno che si sarebbe aperto a settembre non si sarebbe rivelato alla sua altezza”. Nota a margine: l’autore colloca quell’estate nel 1978 mentre l’album della Mitchell è dell’anno dopo, per cui non sappiamo bene a cosa si riferisca. Bartezzaghi è un professore universitario, giornalista, scrittore ed enigmista. Chi legge M sarà divertito dalle sue riflessioni sulla toponomastica e sui modi di dire milanesi, dal suo linguaggio giocoso, da uno stile mai piatto e anche dagli anagrammi che inventa e dissemina ragionando sulle parole e sulle cose. Il sottotitolo Una metronovela si riferisce a una storia nella storia, la fiction surreale che l’autore immagina dover proporre a un editore per sostituire la pubblicità prepotente subita da chi aspetta i treni e proiettata sugli schermi piatti che arredano le fermate. Un po’ come i cruciverba, che sono nati a New York proprio per far passare il tempo ai pendolari. M si apprezza anche come oggetto: i risguardi, come nelle guide turistiche, riportano le linee colorate della metro sopra a una veduta immaginaria di Milano con la Torre Velasca e la coeva Torre Breda, di quel “centro direzionale” che a Milano si è realizzato solo sessant’anni dopo. Degna di nota la sovraccoperta, disegnata dall’illustratore e fumettista Paolo Bacilieri, in cui sono rappresentati Chuck & Dem, ossia i protagonisti della Metronovela, e altri personaggi in attesa alla simbolica fermata “Madonnina”.



 

 

 

 
 
 
 

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