Ma quale amore

Ma quale amore
Beh, cara scrittrice, in teoria non dovresti proprio lamentarti: stai partendo per Buenos Aires, vivrai giorni incantevoli di tango e suggestioni letterarie (ah, il tuo amato Borges che aleggia qui e là, senza smettere di sussurrare parole parole parole...), giorni che per di più non ti costeranno nulla, visto che è il tuo editore a spedirti in Argentina per ricavarne un libro di viaggio e tu non solo stai volando laggiù senza metter mano al portafoglio, ti stai portando dietro anche l’uomo che ami – non chiamarlo viaggio di lavoro, eh?, facci almeno questo piacere... In teoria non dovresti lamentarti, scrittrice carissima, è vero, ma se questo fosse anche un viaggio di irreversibile separazione – come in effetti è – allora dovresti eccome, e anzi ti sono concesse anche lacrime e qualche scena madre, perché non è affatto semplice dire addio a un amore, accettare di vederlo camminare nella direzione opposta, farsi piccolo piccolo e sparire, e per evitarlo si è disposti a tutto, anche a subire più d’un’umiliazione, anche a inghiottire rospi fetenti, tutto pur di non accettare l’inevitabile... Che peccato, allora, associare per sempre l’amata Buenos Aires al disfacimento di un amore – del tuo amore. Ma è pur vero che non potrai accogliere nessun altro se prima non avrai preso le forbici e tagliato ogni filo che ti lega – testarda che sei – a ciò che hai già perso e ti scalpita accanto per addentrarsi in strade che lo porteranno lontano, molto lontano, da te...
L’anatomia di un amore in disfacimento – ecco cos’è il nuovo romanzo della napoletana Valeria Parrella, giovane scrittrice di ormai comprovati talento e sensibilità, stavolta alle prese un’esperienza che può essere terribilmente banale (alzi la mano chi non l’ha sperimentata almeno una volta), ma che si presta stupendamente alle sublimi trasfigurazioni della letteratura. Lei, lui, l’altra (o le altre, chissà), il knock-out di una storia: copione ripetuto, scontato, ovvio. Quel che non è ovvio è lo stile, il modo in cui la scrittura di Valeria Parrella riesce a ululare disperazione e rifiuto senza mai alzare la voce, senza cadere nel mélo, senza sentimentalismi ammuffiti, trasportandoci in quei tortuosi percorsi emotivi che ci siamo trovati a vivere più o meno tutti, senza avere, però, la voce adatta a raccontarli. Così, con ironia e appassionata compostezza, ecco svelato come la persona amata possa scivolarci tra le dita malgrado queste siano serrate fino a sbiancarci le nocche, cocciutamente – ma la sabbia, si sa, non la si può trattenere. Finale schiuso (nessun punto che lo chiuda, in effetti) sul futuro, colmo di quell’ansia vibrante ed euforica che si prova nel tendere la mano a un nuovo amore, dandogli il benvenuto. Appassionato.

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