Macchie d’anima

Macchie d’anima

Paolo è un insoddisfatto impiegato bancario, affascinato dalle discipline umanistiche. Il lavoro che ha è noioso, ma sicuro, il suo menage famigliare anche. Convive con la fidanzata, che è oltretutto una collega. Di fatto ha percorso la strada che per lui ha tracciato il padre, contrario ad assecondare le sue inclinazioni, la sua fantasia e i suoi voli di libertà. In questa gabbia Paolo non resiste a lungo e un bel giorno, calcando le viuzze pratoliniane della sua Firenze, si innamora. Caso vuole, non di un’altra donna, bensì di un bozzetto che trova nascosto dentro un’anta del secretaire, lo stesso che ha regalato alla sua antipaticissima e superficiale Laura. Cosa racconta quel disegno? Niente meno che la storia, anzi le storie di una combriccola di artisti dell’800. Precisamente i Macchiaioli, ovvero coloro che con l’innovazione del loro dipingere in aderenza alla realtà, hanno scardinato e fatto evolvere l’arte dal Risorgimento in avanti, eleggendola in tutti i sensi “moderna”. Paolo scorge volti caricaturali molto precisi, ai quali corrispondono i maggiori esponenti di quella straordinaria corrente. Ciascuno è immortalato dal tratto di Adriano Cecioni che ha rappresentato il gruppo di amici riunito nel mitico caffè Michelangiolo di via Cavour, dove adesso, a distanza di due secoli sorge una kebabberia. Lega, Sernesi, Borrani, Bechi, Signorini, Abbati, De Tivoli, Cannicci, Costa, Banti e Fattori... Uno a uno, i Macchiaioli riprendono vita, grazie alle ricerche appassionate del bancario risorto, che ne replica il percorso, sottolineando di ciascuno l’intimità, l’animo e i sogni, nel contesto patriottico di quel periodo e nel valore culturale che le loro tele, il loro eccezionale “percepire il mondo” hanno trasmesso ai posteri...

Quando le opere d’arte si tramutano in carne e ossa. È proprio il caso di dirlo, in occasione di Macchie d’anima, l’ambizioso libro di Anna Maria Scaramuzzino, docente di italiano e latino, nonché studiosa dei rapporti tra arte e letteratura. Questo corpus di racconti parte da un escamotage letterario per riportare alla luce, complice un’angolatura differente, i Macchiaioli, contestualizzati in un’epoca, un ambiente, che ne riflettono lo spirito e gli ideali, evidenziandone il lato biografico tramite curiosità, aneddoti e peculiarità capaci di fare affiorare il carattere e l’umanità. In undici pennellate, l’autrice ci dà notizia di altrettante Macchie d’anima e con garbo, ci fa scoprire un importante momento della nostra Storia. Il risultato è nel complesso gradevole, ma non originale. Al di là delle citazioni cinematografiche (Harry Potter e i quadri che si muovono, Una notte al museo e il risveglio notturno di tutti i suoi ospiti imbalsamati) balza in mente il celeberrimo romanzo La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier. A non convincere qui sono però essenzialmente la scarsa attenzione all’editing riservata al libro e un impianto narrativo-stilistico piuttosto fragile. Manca infatti l’affabulazione, la cattura del verbo intorno agli spunti interessanti che pure vengono proposti. La lettura è talvolta lenta e noiosa, monocorde, nonostante animata da un pregio apprezzabile: l’insegnamento di una materia, secondo una prospettiva che potrebbe piacere agli studenti.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER