Machi di carta

Machi di carta
Maicol, giovane ballerino cubano emigrato a Livorno per seguire il suo ragazzo italiano, racconta la sua vita, dall’infanzia povera a Cuba alla scoperta precocissima della sua omosessualità, dal travestitismo alla passione del ballo, dalla promiscuità sfrenata alla violenza, dal sesso all’innamoramento e infine all’addio alla sua terra natale...
Alla radice di questa breve e vibrante autobiografia non c’è (o almeno non c’è soltanto) la voglia di raccontare una galleria peraltro notevole di avventure erotiche, o la nostalgia per la propria terra lontana (che pure traspare da ogni descrizione, da ogni sapore rievocato, da ogni odore ricordato), o la nascita di un amore tenero e l’arrivo di un po’ di pace in una vita senza punti fermi sentimentali. C’è anche, fortissima, l’intenzione di denunciare l’oppressione ai danni degli omosessuali a Cuba, oppressione che non viene solamente dalle istituzioni (che pure continuano a perseguitare senza pietà ogni deviazione dalla sessualità canonica) ma anche e soprattutto dagli stessi cubani, che crescono in una cultura machista all’eccesso, che crede che l’omosessualità sia una malattia, per giunta contagiosa, e che la femminilità (o persino l’assenza di atteggiamenti parodisticamente maschi) non sia accettabile mai e poi mai in un uomo che voglia definirsi tale. Lo stesso padre dell’autore non sfuggiva a questa triste regola, e quando era bambino, trascinandolo di psichiatra in psichiatra, amava sentenziare: “Meglio morto che finocchio!”. Alejandro Torreguitart Ruiz non si rassegna a questo stato di cose, e lancia il suo personalissimo, piccolo ma appuntito sasso nello stagno: il ricordo di una serie lancinante di umiliazioni, ferite e violenze, vissute con dolore ma, come è nella natura umana, a volte anche con innegabile piacere. Ed è operazione affascinante per il lettore rintracciare, tra stupri, orge, sodomie e fellatio, la traccia di una interiorità dolente che non può non farci sentire vicino questo adolescente mulatto dal corpo minuto e dal grande amore per il ballo.

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