Madame de Sade

Madame de Sade
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Autunno 1772. Il Marchese Alphonse de Sade è stato arrestato. Su di lui pesano accuse infamanti, eppure sua moglie Renée non smette di difenderlo: lui è suo marito e lei lo ama. La madre di Renée, Madame de Montreuil, per amore di sua figlia, ha deciso di giocare tutte le carte di cui dispone per intercedere in suo favore; dopotutto suo marito era un membro del Tribunale, e poi c’è sempre quella sua conoscente, la Contessa di Saint-Fond: qualcuno dei suoi amanti influenti di certo non le negherà un favore. Quando però nel suo salotto arriva anche Anne, sorella minore di Renée, in procinto di partire per Venezia con un uomo misterioso, una rivelazione della giovane e la scoperta dell’identità del suo accompagnatore convincono Madame de Montreuil a cambiare idea e ad affidare alla cameriera Charlotte tre lettere da recapitare immediatamente. Primavera 1790. Son passati tanti anni e Renée de Sade è sempre moglie fedele ed appassionata di quello che ormai tutti considerano un mostro. Senz’altro placato è l’animo di sua madre: lei ora sostiene addirittura che Alphonse potrebbe essere una sicurezza in questo momento così difficile. Sono successe tante cose, alla Bastiglia il mondo si è rivoltato sottosopra. Persino Charlotte, la cameriera, non è più lei. Il Marchese è uscito di prigione, ora è qui che bussa alla porta. Renée è andata a trovarlo in cella tutte le volte che ha potuto, ed ha passato il resto del tempo a mettere in ordine le marmellate da portargli alla prossima visita. Ecco, Charlotte annuncia il Marchese alle donne in salotto; ma Renée ha preso una decisione…

L’episodio del gesto sorprendente di Renée letto ne La vita del marchese de Sade raccontata da Tatsuhiko Shibusawa non poteva non colpire la fantasia di Yukio Mishima. Da questo episodio reale il grande scrittore e drammaturgo giapponese nel 1965 trasse una pièce tutta al femminile in cui sei personaggi, tre reali e tre inventati, ruotano intorno alla figura del Divin Marchese (mai in scena). Come spiega lo stesso autore nella postfazione, ogni figura è un simbolo di una forma della natura umana e, tra queste, la moglie rappresenta la fedeltà coniugale. Il fulcro del dramma però non è nella vittima che ama il suo carnefice (in senso proprio e figurato), non è nel legame complesso che unisce per vent’anni Renée ad un marito infedele, e nemmeno negli occhi della donna che, sfidando la vergogna del giudizio comune, vedono un che di angelico e innocente nelle perversioni del suo uomo. No, affatto. Il cuore dell’opera è tutto nel colpo di scena finale, nella scelta fredda e terribile (meditata dall’inizio?) di Renée quando il Marchese, invecchiato e imbruttito, torna a casa. Spietata e incomprensibile ha senso, agli occhi di Mishima, nella sua concezione estetica che fa combaciare bellezza fisica e valore morale. È l’ideale greco del καλὸς κἀγαθός  che si fonde nella sua mente con il nostalgico senso di valore tutto giapponese. Diviso in tre atti che abbracciano un ampio arco temporale, il dramma fu rappresentato con grande successo per la prima volta a Tokyo il 14 novembre 1965. Anche un genio immaginifico come Ingmar Bergman non si è sottratto al fascino di quest’opera e l’ha portata in scena nel 1989. Del 1991 è anche una versione per la Tv; per l’ultima volta Madame de Sade è stato rappresentato a Londra nel 2009.



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