Madame Mallory e il piccolo chef indiano

Madame Mallory e il piccolo chef indiano
Hassan fa parte della terza generazione di cuochi della famiglia mussulmana di origini indiane Haji. Suo nonno, ancora diciassettenne, arrivò a Bombay nel 1934, sopra il tetto di una locomotiva a vapore, fuggendo dalle carestie che colpirono le piantagioni di cotone nel polveroso Bhavnagar. Una volta in città non trovò di meglio che consegnare gavette di cibo ai pendolari e, con il suo inseparabile bidi infilato in bocca, a ventitre anni diventò uno dei migliori fattorini di tutta l’India, con una media di oltre mille consegne giornaliere. La svolta arrivò da un’idea della moglie Ammi che, durante la Seconda Guerra Mondiale, trasformò l’attività familiare in un servizio di consegna pasti dedicato alle forze alleate, al tempo più di un milione, che affollavano la città. Di lì a poco l’idea di aprire un ristorante, sempre per il servizio delle truppe militari. Gli affari andarono alla grande e, finito il conflitto, la famiglia Haji convertì l’attività in un tavola calda per civili che, a distanza di qualche anno, passò in conduzione alla seconda generazione, quella del padre Abbas. Per Hassan sarebbe stato un gioco da ragazzi portare avanti la fiorente attività della famiglia, ma il conflitto che si instaura tra islamici e induisti, con la conseguente migrazione dei musulmani verso i territori del Pakistan, finisce per avere conseguenze devastanti anche per la famiglia Haji che, decisa a rimanere nella città di Bombay, viene assalita da un’orda di fondamentalisti indù che, approfittando del buio della notte, danno alle fiamme la proprietà della famiglia Haji. Il rogo, oltre al ristorante, si porta via anche la madre di Hassan, così il padre Abbas decide di emigrare con i propri figli verso l’Europa, in cerca di fortuna. Dopo qualche mese passato a vegetare nei dintorni di Londra, gli Haji si rimettono in moto e - passando per Olanda, Germani, Austria e Italia - finiscono nella piccola città di Lumière, dispersa tra le alpi francesi. Ma anche qui, in quello che sembra apparentemente un paradiso immerso nella natura, le cose non sembrano mettersi bene, soprattutto da quando Madame Mallory - Chef che gestisce un albergo dall’altra parte della strada rispetto agli Haji - decide di dichiarare guerra alla famiglia di immigrati, uno scontro che proseguirà senza esclusione di colpi…
Madame Mallory e il piccolo chef indiano segna l’esordio letterario di Richard C. Morais, americano dai natali portoghesi che ha trascorso gran parte della sua vita in Europa. È proprio qui che, dopo qualche anno come giornalista nei dintorni di New York, Richard decide di trasferirsi nel 1986, collaborando da Londra come corrispondente di “Forbes”. Ripercorrendo la sua biografia, quindi, non troviamo nessuna traccia di quell’India amabilmente descritta nei primi capitoli del piccolo chef, un’assenza che Morais supera con abilità, riuscendo a trasmettere con vivacità e realismo colori, sapori e simbolismi della cucina e della tradizione indiana. In fondo è questo il riassunto, in estrema sintesi, del libro, una narrazione accattivante e convincete che immerge tra i sapori della cucina il destino della famiglia Haji: simbolo di quell’India musulmana costretta ad emigrare e sperare in un futuro migliore, magari tra le periferie di Londra, magari tra le grandi capitali europee, magari tra gli sperduti paesini della provincia - sicuramente qualche eccentrico ristorante etnico dai sapori di curry, cardamomo e coriandolo vi sarà capitato di vederlo anche nelle vostre zone. Intendiamoci, il taglio che Richard C. Morais dà al testo, non rappresenta però un saggio moderno sulla multiculturalità e sulle difficoltà degli immigrati indiani, quanto un’allegra commedia, dai toni forti e coloriti, su quell’intricato e inesplorato mondo della cucina di alta ristorazione, dove una stella Michelin può valere più di una vita. E così, oscillando tra colpi di padella, zuppe di pesce, cucina molecolare, grasso d’oca e centinaia di spezie, seguiamo il giovane Hassan lungo il suo apprendistato culinario, condividendo con lui gioie e dolori di una vita spesa per realizzare i propri sogni.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER