Made in Sweden

Made in Sweden

Alle 17.35 è tutto pronto. Il furgone, con Anneli alla guida, viaggia silenzioso nell’aria pungente autunnale. Manca un solo semaforo prima del Farsta Centrum. Al suo fianco il suo uomo Leo, imperturbabile e sicuro al contrario di lei che sembra improvvisamente sopraffatta dall’emozione, dal realizzare solo ora di ritrovarsi improvvisamente catapultata in qualcosa di così grande senza essersene quasi resa conto. Accanto a loro c’è Jasper, concentrato e assorto nei suoi pensieri. A duecento metri dal parcheggio del Farsta Centrum il furgone si ferma. I due uomini indossano le parrucche, le lenti a contatto colorate, controllano i dolcevita, aggiustano i gilet con i caricatori. Poi scendono. Anneli prende dal retro la sedia a rotelle su cui si siede Leo, adagiandosi con la gamba sul supporto che la tiene ben sollevata e sopratutto ben coperta da un plaid, visto che su di essa nasconde per bene l’AK4. Jasper alle sue spalle prende a spingerlo con calma sul marciapiede umido verso il retro della Forex Bank dove di lì a pochi secondi è previsto l’arrivo del furgone portavalori, pronto - nel suo ultimo giro del venerdì - per raccogliere l’incasso milionario della giornata. I due fratelli di Leo, ben addestrati oramai e pronti ad ogni evenienza, pattugliano la strada per completare il colpo alla perfezione e provvedere a nascondere poi ogni loro minima traccia...

Nato da un caso di cronaca, questo romanzo di Anders Roslund e Stefan Thunberg – sceneggiatore e fratello di uno dei tre rapinatori che negli anni '90 terrorizzò realmente la Svezia – mette in scena le gesta di Leo, Felix e Vincent, tre fratelli capaci di creare un vero e proprio clan del terrore a cui il detective Josh Bronks proverà a porre rimedio. Lavorano bene la pasta del plot i due autori, bilanciando in giuste dosi gli ingredienti dell’azione criminale del presente e del loro passato da bambini, fatto di soprusi e violenze domestiche che - se non giustifica la loro vocazione delinquenziale - quantomeno ne decodifica il lato oscuro. Un thriller cupo “girato” tra i sobborghi di una nerissima Stoccolma, molto ben scritto, ritmato e mai compassato che farà tremare i polsi persino ai lettori più avvezzi al genere, ma al tempo stesso una vicenda capace anche di mettere bene in luce legami di sangue indissolubili, cementati in un dolore che nulla sembra poter mai scalfire. Ma sarà realmente così?



 

 

 

 
 
 
 

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