Maestra

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Judith Rashleigh è giovane, bella, intelligente, sessualmente disinibita e crede di aver raggiunto un buon traguardo – certo, è soltanto il punto di partenza, adesso tocca mostrare le proprie capacità e farsi apprezzare – quando viene assunta come assistente in una delle due più importanti case d’asta di Londra. Ben presto la giovane si rende conto però che né la preparazione notevole né il suo talento, né i titoli le servono a molto; la realtà è ben diversa e da quelle parti i codici da decifrare sono “altri, e molto più importanti”. Nessuna possibilità di farsi strada per lei. Una sera, una ex compagna di scuola incontrata per caso le propone una attività serale parallela e molto redditizia in un locale per soli uomini dove, almeno all’interno del posto, si chiede alle ragazze soltanto di “essere carine” con i clienti – di solito ricchissimi uomini d’affari sudati e con la pancia, non particolarmente impazienti di tornare a casa la sera da moglie e figli – facendogli spendere un mucchio di soldi in bottiglie costosissime. Il guadagno vero, però, arriva dalle mance dei clienti che bisogna essere ovviamente brave a meritarsi. Quando Judith crede di avere la sua occasione per essere notata e valorizzata grazie alla valutazione di un quadro che sta per essere messo all’asta, scopre che la situazione è peggiore di quanto avesse pensato. I capi si destreggiano abilmente tra truffe e corruzione e la rivelazione del suo acume , per nulla apprezzato, si traduce in un drastico licenziamento. Con la seria possibilità, per giunta, di rovinarle per sempre la reputazione e la possibilità di lavorare nell’intero mondo londinese dell’arte. In coincidenza con questo disastro Judith conosce nel locale notturno un tipo che mostra particolare interesse nei suoi confronti e la invita a trascorrere un fine settimana in Francia con lui. Da questo momento in poi Judith si troverà in vortice crescente di violenza, sesso e malaffare che lei stessa alimenta, determinata a vendicarsi di chi l’ha umiliata ma soprattutto a prendersi la sua rivincita con la vita, ad ogni costo, contro ogni regola, sfidando la sorte e il rischio. La vita che l’aspetta e che riesce a costruirsi è quella che ha sempre voluto: soldi, yacht di lusso, abiti firmati, affari spregiudicati con chiunque possa assicurarle denaro, giocando a rimpiattino e sempre al rialzo con la morte e progettando ogni cosa con gelida e spietata freddezza…

Titolo assai conteso alla London Book Fair 2015, Maestra di Lisa Hilton, quarantenne storica dell’arte – diverse pubblicazioni accademiche, biografiche e storiche, alle spalle e numerose collaborazioni con testate online del livello di Vogue ed Elle – è stato presentato come il vero caso editoriale del 2016. Arriva quindi anche in Italia, preceduto e accompagnato da un fortissimo battage pubblicitario decisamente sostenuto dalla bella autrice che, sbandierando velleità femministe, si è prodigata in foto ammiccanti e ben più che sensuali e affermazioni spregiudicate, pur negando affinità con la protagonista del suo primo romanzo “diverso” se non nella passione per l’arte e per le scarpe, come ha affermato in un noto magazine televisivo, ma tuttavia lasciando intendere volutamente ben altro quando ha dichiarato di aver tradito i suoi ex mariti “per il piacere del sesso” o che per la sua storia si è documentata di persona frequentando locali decisamente “particolari” con un amico a Parigi. Peraltro consapevole di suscitare, in questo modo, antipatie, domande di dubbio gusto nelle interviste e persino insulti; cosa che è puntualmente accaduta. Ma, a suo dire, è lo scotto da pagare per essere una bella donna che scrive liberamente ciò che vuole. In realtà, in alcuni contesti, lei appare perfettamente padrona di sé e della sua intelligenza, per cui è evidente, come si diceva, che si tratta una scelta pubblicitaria precisa. Lisa Hilton ha anche detto che il suo editore, quando ha letto il manoscritto, lo ha trovato “disgustoso” e che un grosso editore americano avrebbe voluto pubblicarlo se lei avesse accettato di rendere più soft le scene di sesso ritenute troppo “sporche” (cit.) Non c’è che dire: l’astuzia non le manca per far parlare di sé e creare morbosa curiosità sul suo romanzo. Ecco, il romanzo, che è quello che ci interessa davvero. L’astuta e spietata protagonista, Judith, letale e pericolosa come un velenosissimo mamba sempre pronto all’attacco, decisa ad ottenere ciò che vuole con ogni mezzo possibile oltrepassando ogni ostacolo e cadavere ondeggiando su un tacco vertiginoso, contro ogni snobismo maschilista o pregiudizio di genere, non risulta simpatica al lettore. E, si spera, non si candida affatto, al contrario di quanto è stato detto da qualche parte, come modello per giovani ambiziose. Il romanzo, una specie di diseducazione sentimentale o anti Bildungsroman, ha buon ritmo e si legge con interesse, se però si pazienta per la prima metà, durante la quale si è convinti di essere finiti in una versione meglio scritta e più femminista (come hanno scritto i giornali inglesi) di Cinquanta sfumature di grigio – sì, ancora loro, non ce ne libereremo ancora per molto tempo, ahimè. In realtà, a chi ha avanzato questo paragone la Hilton ha risposto che non è plausibile perché Judith non ha nulla in comune con la timida e sottomessa Anastasia e che Maestra è un romanzo “anche per uomini”, al contrario di quello della James. L’inizio è davvero troppo ammiccante nei confronti di questa letteratura ancora dilagante benché ormai venuta a noia, ma il pregio di Maestra è che all’improvviso cambia tono e sorprende il lettore con toni noir talmente inaspettati da riaccendere la sua attenzione ad ogni pagina. Ecco perché, tralasciando un fastidioso dilagare di citazioni di griffe (“la psicopatia può anche avere buon gusto” ha detto la Hilton a Lilli Gruber) che si affiancano a quelle più gradevoli delle opere d’arte e cercando si sorvolare su qualche luogo comune di troppo sull’Italia e gli italiani in perfetto stile inglese, Maestra si merita, come primo volume di una trilogia, un buon voto. Si presenta infatti come un romanzo atipico, un thriller ad alto tasso erotico che non lesina nelle descrizioni, di quadri violenza o sesso che siano, e non si pone limiti di moralità o correttezza. Francamente risibili appaiono quindi le critiche di scarso realismo e credibilità, o ancora peggio di amoralità: grazie a Dio non è questo che si chiede ad un romanzo. Incuriositi dalla versione cinematografica che ci sarà a breve (i diritti sono stati acquistati dalla Columbia Pictures) attendiamo il secondo volume per scoprire se le premesse di originalità saranno mantenute o faranno naufragio in una macchiettistica banalità. Se siete curiosi di scoprire se appartenete al fronte degli entusiasti o a quello dei detrattori delusi leggete questo romanzo, perfetto per la spiaggia. Astenersi bigotti della lettura, moralisti della fantasia e chiunque non si senta propenso a concedere il beneficio del dubbio.


 

 

 

 
 
 
 

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