Maestro Utrecht

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Il maestro Utrecht è di sicuro un tipo sui generis. Nella scuola del paesino in cui lavora il preside lo compatisce, i genitori lo guardano con diffidenza e sospetto, ma si dà il caso che i bambini lo amino. Amano le sue storie, scandiscono le giornate con il saluto “Pace” che egli ha insegnato loro. I suoi metodi prevedono l’imprevedibile, dall’imperscrutabile criterio secondo il quale sceglie le parole da far imparare agli alunni alle materie, come la Matematica che si studia nei giorni di pioggia perché tanto la giornata è già un po’rovinata. Poi ci sono le mattinate del “Mettete la giacca”, nelle quali ci si può ritrovare negli ambienti più disparati, e ai bambini vengono insegnate l’ornitologia o la botanica, gli orari dei bus o gli attrezzi del ferramenta. Ma il destino di Utrecht è quello di muoversi da lì, in un percorso a singhiozzo che lo porterà ad intersecare le sue vicende con quelle dell’autore che, nel racconto della sua quotidianità, fa passare pensieri sulla vita come la filosofia e la riflessione critica sulle prismatiche sfaccettatura dell’uomo…

A due anni dall’ultimo Il caso Bramard, edito con Feltrinelli, e a otto da uno dei suoi libri più amati, Il mangiatore di Pietre, uscito per Fandango, Davide Longo continua a raccontare, come passeggiando, come calciando sassolini all’aria fredda secca e ciononostante piacevole di quell’Italia tutta ad ovest che è un po’ I giovani maestri e un po’noir. I suoi personaggi, che in un commento fatto tanto tempo fa venivano definiti “perdenti di qualità”, continuano a delinearsi come quella variante umana che si muove per moralità, ma senza moralizzare. Un uomo brillante questo maestro Utrecht di cui leggiamo, i cui insegnamenti impartiti con semplicità infantile spiegano senza mezzi termini il mondo attraverso le cose, quando anche le parole sono cose, pezzi di lego con una leggerezza specifica tutta da assemblare. Puntuali e intelligenti gli uomini che alla sua storia si intrecciano, ma tutti sono tanto illuminati quanto piena di ombre è la vita che vivono, lo spazio, le situazioni che li avvolgono. Scritto con una varietà di canoni narrativi che cambia a ritmo di un paio di pagine, ma sempre fedele a quei periodi complessi ma brevi che dalla profondità vanno spessissimo a cavare lo sbuffo di una risata sorniona e compiaciuta.



 

 

 

 
 
 
 

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