Magari domani resto

Magari domani resto

Quando suo padre la vede per la prima volta, appena nata, non ha dubbi: quella bambina sarà la luce, il faro, l’eccezione luminosa nella vita della famiglia. Ed è per questo che decide di chiamarla Luce, in barba alla tradizione che la avrebbe voluta Rosaria come la nonna paterna. Luce Di Notte nasce quindi sotto una stella luminosissima trentacinque anni prima a Napoli, Quartieri Spagnoli. Suo padre abbandona lei, il fratello Antonio e la madre quando la bambina ha solo nove anni, per fuggire da una vita poco generosa, fatta di espedienti e di poca fortuna. Due anni dopo il suo corpo viene ritrovato in un vicolo di Caracas senza che nessuno conosca il movente dell’omicidio o le dinamiche. Luce cresce quindi scontrosa, intollerante alle regole e un po’ “maschiaccio” in una casa governata da donne, in primis sua madre, grande lavoratrice e molto devota alla chiesa e poi sua nonna Giuseppina, saggia e comprensiva come solo i vecchi sanno essere. Una volta terminata l’università, Luce comincia il suo “lungo iter di galoppina tra i vari studi legali di Napoli e provincia” fino ad approdare negli uffici dell’avvocato Arminio Geronimo, professionista molto rispettato nei vicoli della città ma di dubbia morale e certamente colluso con gli ambienti criminosi locali. In una vita che non è quella che si aspettava Luce trova conforto nella compagnia di Alleria, il suo Cane Superiore, nelle chiacchierate con Don Vittorio Guanella, suo vicino di casa sulla settantina, immobilizzato sulla sedia a rotelle, ex trombettista dall’animo profondo e sensibile, e nelle cure dispensate ad una piccola rondine trovata nei vicoli che affida a Don Vittorio, in attesa di restituirle la libertà. Mentre tutto scorre in un’apparente immobilità Geronimo decide di affidarle un complicato caso di affido di minore, oggetto di una disputa dolorosa tra una buona madre e un padre camorrista. È così che conosce Kevin, “sette anni, caschetto castano e occhi nocciola leggermente a mandorla”, un bambino speciale e intelligente per cui Luce nutre sin da subito un affetto fortissimo. Aiutare Kevin e sua madre a liberarsi dalle minacce del clan diventa per Luce una missione oltre che una questione morale, ma non tutto sarà così facile e le cose si complicheranno con esiti pericolosamente inaspettati…

Lorenzo Marone torna nelle librerie con la benedizione di Feltrinelli e riconferma il suo grande talento grazie a quest’ultimo romanzo atteso e già amato da un pubblico di lettori sempre più vasto, tanto da aver collezionato ben tre edizioni in sole tre settimane. Dopo La tentazione di essere felici (2015) ‒ da cui Gianni Amelio ha tratto il film La tenerezza ‒ e La tristezza ha il sonno leggero (2016) l’autore incassa con nonchalance un altro grande successo e lo fa grazie ad una penna capace, prolifica, arguta e versatile tanto da renderla patrimonio di tutti. Perché se all’apparenza è sembrato facile che Marone entrasse alla perfezione nei panni di Cesare Annunziata ed Erri Gargiulo raccontandone le rispettive storie, non era poi così scontato che l’impresa riuscisse altrettanto bene in un racconto in cui la voce narrante, la protagonista, il perno di ogni storia satellite è una donna. E che donna! Luce è una femmena con la effe maiuscola, “un personaggio schietto, forte, che non ha bisogno di nessuno e crede di non conoscere il dolore”. Ma Luce è soprattutto una persona “sospettosa, curiosa, e moralmente incorruttibile” in un posto senza regole come quello dei Quartieri Spagnoli di Napoli, costretta a guadagnarsi da sola ogni singola briciola, lottando contro tutto e tutti per ottenere rispetto e legalità. “Il risultato finale è una specie di femmina di bassotto incazzata che proprio non riesce ad accettare che qualcuno le pesti i piedi e che il più forte vinca sul più debole.” Eppure dietro a quello che solo a prima vista sembra essere un carattere cinico e indomabile si nasconde un lato tenero e romantico che conquista tutti quelli che hanno la fortuna di conoscerla. Luce spicca e brilla come un diamante incastonato in una roccia granitica e inaccessibile, illumina di sé la strada degli altri, dispensa affetto e buonumore senza arrendersi mai. È fragile, Luce, come coloro che nella vita hanno patito partenze e abbandoni, è fatta di contrasti e contraddizioni, sfaccettature infinite che la rendono capace di adattarsi a qualsiasi ambiente e ad ogni tipo di situazione. In una città che governa il romanzo pur rimanendo dietro le quinte come un suggeritore attento e scrupoloso, Luce si muove con l’ingenuità di una bambina, intenta a scoprire i pericoli a cui far fronte ma anche con la spavalda sicurezza di una donna navigata, senza paure e con poche ma assolute certezze. Appare disincantata, Luce, non crede nell’amore o forse ci crede quanto basta da capire che non durerà per sempre, mangia taralli in riva al mare, non prega mai, spera il necessario, non si ferma. Ha esseri saggi che le sanno dare buoni consigli, Don Vittorio diventa ben presto il suo mentore, le dispensa lezioni di vita, le ricorda la pazienza che le insegnava sua nonna, la aiuta a capire che forse “non possiamo decidere da dove partire e dove fermarci, però almeno ci è dato scegliere il tragitto da percorrere”. Sono tanti i temi trattati con cognizione di causa ‒ Marone ha esercitato la professione di avvocato per quasi dieci anni prima di dedicarsi a tempo pieno al mestiere di scrittore ‒ si parla di corruzione, di faide familiari, di infanzia difficile, di sfruttamento, di religione, di moralità, di onestà e di voglia di mollare tutto. L’autore ha scelto di rimanere a Napoli ma conosce bene le difficoltà che si annidano in un luogo che quotidianamente costringe a lottare “per cambiare il proprio piccolo pezzettino di mondo”, sa che chi emigra, magari al nord, lo fa spesso per sopravvivere ad un presente senza vie d’uscita anche se, in modo inconsapevole, compie un passo indietro di fronte al Sistema. Sa che, alla fine, ci salverà la curiosità, la speranza, la capacità di scegliere un obiettivo, la pervicacia nel saperlo perseguire, la libertà di essere ciò che siamo, il coraggio di aprire la gabbia e spiccare quel volo, troppe volte rimandato. Non è facile, non lo sarà mai ma esistono spiriti guida che possono aprire varchi di insperata meraviglia, Luce li riconosce in Kevin, in Thomàs, il suo giovane innamorato, in Don Vittorio, nell’amore incondizionato di Alleria, nella fiducia silenziosa della rondinella Primavera e capisce che c'è ancora del tempo per provare a restare. Nonostante il male, nonostante i lividi, le botte, gli addii, il dolore e le difficoltà, esiste un modo per valicare il confine che abita dentro di noi in cui ci rifugiamo tutte le volte che abbiamo paura di affrontare il mondo là fuori. In fondo è vero che “veniamo al mondo per assolvere qualcosa di meraviglioso. Tutti.”, nessuno escluso. Rimane il passato, rimane ciò che siamo stati, quello che abbiamo attraversato per arrivare fino a qui ma “c'è una parte che resta integra, sempre nuova, pronta a ripartire e a indicarci nuove strade”. Saperla riconoscere è un dono, un privilegio, un diritto per cui bisogna avere l’ardire di vivere e l’incoscienza di aggrapparsi ad un sogno che sia soltanto nostro.



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