Magda

Magda

Chi si nasconde dietro Magda Goebbels? Siamo agli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale, a Berlino stanno per entrare i soldati dell’Armata Rossa. Hitler, Eva Braun e il ministro della propaganda Joseph Goebbels con la moglie Magda e i figli, sono nascosti nel bunker. Nessuno ne uscirà vivo. Ma chi è Magda Ritschel, Frau Goebbels? Ha avuto una problematica infanzia, figlia non desiderata concepita per caso da una madre anaffettiva e degenere. Passata da un convento ad un altro dove, oltre a studiare, ha modo di dimostrare la sua freddezza e aggressività in contesti di grande privazione emotiva e corporale, divenuta maggiorenne, sposa un anziano uomo facoltoso, da cui divorzia qualche anno dopo. Mantiene un alto tenore di vita; gli abiti eleganti che si può permettere e una bellezza che non la fa passare inosservata, quando si avvicina alla causa della razza ariana frequentando i gruppi nazisti del quartiere, provocano non solo l’interesse del dottor Goebbels ma anche di Hitler stesso, il quale la considera la femmina ideale per la sua concezione eugenetica, da cui può discendere l’intera razza superiore e ne fa la sua più fidata collaboratrice. Molto più interessata alle vicende politiche e assolutamente succube della follia del Führer, non dimostra grande tenerezza e amore materno nei confronti dei figli, arrivando al punto di incarnarsi in una moderna Medea…

Meike Ziervogel, tedesca trapiantata in Gran Bretagna, dove all’attività di giornalista per la Reuters e di scrittrice affianca quella di editore, si prefigge di analizzare, tra storia e finzione, la psicologia di Magda Goebbels e degli altri personaggi, interessandosi in particolare a quelli femminili e al legame madre/figlia. Né Auguste né la figlia Magda avrebbero meritato il premio madre dell’anno, per l’incapacità evidente, la distanza frapposta con le figlie, il loro egocentrismo narcisista. Nonostante Ziervogel abbia dichiarato che il rapporto madre/figlia era la sua principale ricerca, io trovo molto più interessante il sacco amniotico che la racchiude: il fanatismo. Un passo sintomatico del libro recita: “Lui (Hitler, ndr) non sente il richiamo della carne; conosce solo lo spirito…Gli ci sono voluti anni per capire che la Sua paura della carne è il segno del Suo non essere terreno, non essere umano. È un dono, una responsabilità, ed è Suo dovere usarlo per il bene dell’umanità”. In queste poche righe la scrittrice dipinge la figura del Führer con un misto di ironia e delirio assolutamente disarmante. Ma, nonostante questa sua ascesi, Enzo Collotti in Nazismo e società tedesca 1933-1945, ci ricorda come “le immagini cinematografiche delle folle plaudenti strette intorno al Führer indugiano spesso sulla componente femminile della popolazione, quasi a sottolineare quel carattere erotico nel rapporto tra masse e capo carismatico”. E questo erotismo “a senso unico” non risparmia nemmeno Frau Goebbels, che subisce il fascino torvo di questo omino con i pantaloni alla zuava, che vede in lei una leader del Bund Deutscher Mädel, una élite prototipo della perfetta incubatrice (nell’ottica maschilista del Reich) per i perfetti figli ariani. È così assorbita da questa politica che spesso e pubblicamente ha dichiarato che “ho messo al mondo i miei figli per il terzo Reich e devono vivere nel terzo Reich. Quando questo non esisterà più anche i miei figli cesseranno di esistere”. A proposito dei suoi sei figli/martiri, trovo efficacissimo l’artificio letterario del diario (non ho riscontri che si tratti di verità o di finzione, ma propendo per la seconda alternativa) che la figlia maggiore Helga indirizza all’amica immaginaria Gretchen, dove racconta gli ultimi giorni nel bunker. Il parallelo col diario di Anne Frank è immediato quanto tragicamente simile. È qui che leggiamo la dinamica dell’omicidio dei fratellini, già addormentati col sonnifero nel latte, avvelenati dalla madre, molto probabilmente con la complicità del Doktor Stumpfegger. Helga non aveva voluto bere il latte, quindi era sveglia quando la madre entrò nella loro stanza. L’evidenza storica di questo la si riscontra nel risultato dell’autopsia che riporta di alcune contusioni sul suo corpo: Helga aveva quindi lottato, per evitare di ingoiare la pillola di cianuro. Libro consigliato, ben scritto, analitico e esente da giudizi, se non sottintesi.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER