Mai come voi

Mai come voi
Due adolescenti, Lui e Lei. Soli. Stanno bene, nel bosco. Scappati. Caramelle bianche da succhiare tra labbra a volte riarse, altre volte scarlatte come una goccia tonda di sangue che riluce sulla pelle candida, birra che passa sulla lingua, tra le fessure dei denti, dentro lattine che contengono una vita, buche nel terreno in cui rifugiarsi come vermi sotto la terra, per stare al buio, lontani da una luce che acceca e incenerisce. Gelato candido, morbido, cremoso, quasi spuma di neve sulle papille, fili d’erba che accarezzano, corpi che si stringono in un’unione ancestrale che non conosce regola o divieto, i neon di un ospedale, pasticche fluo a curare falsamente anime che vorrebbero solo poter respirare liberamente. Una baracca cadente tra gli alberi, un inquilino dai capelli unti che dorme insieme ad un manichino, in solitudine seriale, un passato disturbato, tragico, psicotico e incurabile. La verità che si fa strada tra le pieghe del non detto, tra le metafore sapienti e tra istantanee dark sfuocate sul fare di un tramonto lilla chiaro che brucia sullo schermo di vite alla deriva, disperse tra punti di domanda che si fanno esclamativi capovolti. E si potrebbe andare avanti così per ore, tra similitudini, frasi visionarie, atmosfere surreali, bocche di pesci non pescati dagli occhi gelatinosi e vestiti neri su anime ancora più nere che brillano solo quando è notte. Giovanni Arduino è un visionario con i piedi piantati nei prati di adolescenti profondi come voragini scavate nella roccia, è uno scrittore che quando parte non si ferma fino a che la favola non ha chiuso il suo cerchio. John Fante, i The Cure, la cultura dark di tanti anni fa e la contemporaneità di giovani anime spesso incomprese, la voglia di scappare da una realtà soffocante, i gap generazionali, le turbe della mente, le mancanze infantili che diventano disturbi di adulti che sono rimasti in fasce, la forza della narrazione che si fa poesia arcana. Io ci ho visto questo, lui ci ha visto certamente di più. E di più ci dice...
Non c’è modo per descrivere questo libro, raccontarne la trama in maniera asettica sarebbe riduttivo, non renderebbe minimamente la storia che si svela tra le pagine, come una magia, che sboccia come ninfea tra le acque melmose dell’esistenza. Va letto, assaporato, succhiato come i protagonisti succhiano le loro caramelle dure e candide. Forse al sapore di latte, forse al sapore di sale che brucia sulle ferite. Toccante, onirico, al limite dell’allucinazione che ti investe senza che tu abbia assunto nessuna droga se non quella che si chiama amore per la scrittura. E Arduino, la scrittura, la ama in maniera sofferta, malinconica, teatrale eppure fortemente autentica.

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