Making movies

Making movies

Marcus Jamar è un ragazzino strano che passa le giornate a combinare casini nelle strade del Bronx col suo degno compare Ezra Rastus. Un giorno i due assistono a una rapina finita male ai danni di un videonoleggio: il negozio brucia con tutto il ben di Dio che c'è dentro, ma i ragazzini riescono a rubare una videocassetta e scappano inseguiti da un poliziotto troppo zelante. Rifugiatisi in un vetusto e magico locale notturno, l'Orpheus, i due approfittano del videoregistratore dell'anziano custode – il leggendario Alabama Frank – per vedere il film per cui hanno rischiato di finire in prigione. Un film che annoia Ezra ma stravolge Jamar. Anni dopo quest'ultimo è diventato un pittore acclamato che però è in grave crisi creativa e a un passo dal suicidio. Mentre i rivoli di pittura nera che Jamar ha versato sui suoi ultimi quadri si allungano sul muro come dita di morte  il ragazzo medita di gettarsi dalla finestra, ignaro che un cecchino lo tiene sotto mira, pronto a fare fuoco. Perché? Chi è che lo vuole morto – oltre a lui stesso? Intanto in strada, a poche decine di metri, l'anziano scassinatore Werner Van der Schwan ha portato a segno un colpo da milioni di dollari in pietre preziose assieme a una squadra di mercenari, e si appresta alla fuga...

Dopo l'hard-boiled riveduto e corretto di Saxophone Street Blues torna Hector Luis Belial (nom de plume di un giovane scrittore italiano prodigo di spiritose - ma non troppo - note biografiche immaginarie) con un romanzo complesso e asimmetrico. Libro ricco di trovate (molto bella l'idea della striscia di testo che 'scorre' sotto alle pagine e racconta un romanzo nel romanzo, la storia di un giovane apprendista in fuga nella Firenze del 1487 per la precisione) e di contaminazioni (foto, scritte, cruciverba), ma tutt'altro che facile sia da leggere sia da scrivere, ché per viaggiare nelle lande glaciali dello sperimentalismo – se non sei Percival Everett – serve polso fermo sul volante e navigatore satellitare con software aggiornato. Belial ci riesce solo a tratti, quando non imbocca vicoli ciechi inseguendo qualche cliché a stelle e strisce di troppo, quando non esagera nell'accostare registri comici e drammatici, quando non fa troppo l'esibizionista con gli intellettualismi. Il talento c'è e si vede:  disciplina e misura non ci sono – o non si vedono.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER