Malafede

Malafede
Malafede è un quartiere costruito da Caltagirone tra le campagne di Roma e Ostia. Giordano e Vittoria sono una giovane coppia trasferitasi da Taranto per permettere a Giordano di svolgere le proprie mansioni di funzionario all'interno di un Ministero. A Malafede sembra esserci tutto ciò che una coppia con il futuro davanti può desiderare. Praticelli ben curati, educazione, bambini silenziosi, vicini mai invadenti. Sembra il luogo ideale per Giordano e la sua ostinata bramosia di felicità. Perché Giordano ha un cruccio, una missione o una semplice necessità. Ricercare la felicità. Più che per sé per chi gli sta accanto, sopratutto per sua moglie Vittoria e per suo padre rimasto vedovo e pensionato a Taranto. L'uomo imposta allora le sue giornate con una cadenza da metronomo tarato sul quel minimo indispensabile per non urtare mai la suscettibilità di sua moglie - viceversa sempre più in difficoltà con la gestione delle distanze da coprire per lavoro, del tempo che manca e che quando c'è è speso male dalla coppia, con un quartiere freddo, estraneo, deserto, lontano anni luce dal calore della sua Taranto e dei suoi sogni giovanili -, e la preoccupante chiusura in se stesso di suo padre. Così, quando Giordano dopo l'ennesima discussione decide senza il suo permesso di andare a trovare a Taranto il papà, Vittoria per la prima volta si impone di interrompere quella catena di posticcia sopravvivenza...
Maurizio Cotrona, giovane scrittore e blogger tarantino (bombacarta, booksbrothers, puntoacapo), torna in libreria a sei anni di distanza dal suo esordio Ho sognato che qualcuno mi amava, grazie alla lungimirante neonata Lantana Editore. E il lungo silenzio è stato speso in maniera evidentemente impeccabile, visto anche il grande riscontro di critica che l'opera sta suscitando. Malafede difatti è un romanzo di assoluto valore sia stilistico che narrativo. Cotrona ha costruito una storia che con passo lento e cadenzato scava come una goccia cinese fino a portare la valvola della sopportazione all'ebollizione. Giordano ricercando la propria felicità attraverso il benessere degli altri, diviene alla lunga un forzato, una vittima della felicità stessa. La brama, la insegue. La costruisce certosinamente e meticolosamente giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto. In maniera chirurgica, asettica, maniacale, ossessiva e compulsiva. E il quartiere dove porta sua moglie a vivere diviene immediatamente lo specchio della sua clinica necessità di tenere tutto in ordine e sotto un apparente velo di serenità e controllo collettivo. Qui il set non è la periferia pasoliniana degradata ma un quartiere civile e benestante, ricco di verde, di ipermercati, di carte revolving e SUV. Il risultato è chiaramente un cortocircuito emozionale con conseguenze ovviamente opposte alle iniziali aspettative. È doloroso seguire le giornate ripetitive di Giordano nel suo nuovo quartiere. Come un novello Truman recita ogni giorno la sua parte di maritino assennato, capace di riempire la sua metà di ossessive premure e attenzioni, ma incapace in realtà di sentirne i reali bisogni e le croniche sofferenze che portano Vittoria al progressivo accumulo, fino a farla esplodere. Un personaggio che sarebbe stato magnificamente interpretato sul grande schermo dal miglior Sordi, unico capace di dar voce alle malinconiche e disperate evoluzioni interiori di un personaggio come Giordano, rappresentante di una generazione – come recita la bandella del romanzo - “[...] prigioniera di un «grande freddo» ma incapace di rassegnarsi, al suo desiderio di possibilità.

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