Malanni di stagione

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Davide, poco più che trentenne, è un giornalista. Fa il cronista giudiziario in un quotidiano locale. In redazione, oltre a lui, ci sono il sudicio direttore Bepo e i colleghi Fabio (maglione a collo alto tutto l’anno) e Colluttorio (che ama parlare con un linguaggio ottocentesco). Davide si barcamena tra il suo lavoro e la sua famiglia: Miriam, moglie che non perde mai il controllo, e Carla, figlia che a quattro anni ancora si ostina a voler bere il latte con il biberon. Davide è amico di Marco dai tempi delle elementari: le loro mogli – Miriam e Linda – sono diventate amiche, le loro figlie – Carla e Giulia – sono all’asilo insieme. Poi una mattina accade l’impensabile. Davide riceve una chiamata da Linda, che gli rovescia addosso, come una secchiata di acqua gelata, tre parole: hanno arrestato Marco. Sembra che il ragazzo, impiegato comunale, sia rimasto inguaiato in una torbida storia di corruzione, anche se il suo ruolo non è ancora chiaro. Intanto, comunque, lo tengono in carcere in isolamento. Per Davide non è affatto facile: lui, cronista giudiziario, che di cose e di casi ne ha visti davvero tanti, adesso per la prima volta vede tutto con occhi nuovi e diversi…

Oreste Lo Pomo, giornalista RAI di stanza a Potenza, esordisce nel campo della narrativa con un romanzo di quotidiana malagiustizia: un uomo come tanti che finisce, suo malgrado, nei gangli del tribunale e della burocrazia. La vicenda si realizza in un piccolo paesino di provincia, uno come tanti, in cui le notizie rimbalzano dal bar al giornale locale, la gente mormora, le voci corrono veloci e ognuno pronuncia la propria sentenza. Lo stile di Lo Pomo è – ovviamente – uno stile giornalistico: frasi secche e asciutte, ridotte all’osso, senza orpelli. Il linguaggio, inoltre, è talmente colloquiale da sconfinare in un linguaggio da sms: cade la punteggiatura, anche dove la regola la richiederebbe, a vantaggio di velocità e immediatezza di azione e narrazione. E la storia, in effetti, scorre rapida e senza inutili ristagni. Lo Pomo condisce il suo romanzo di ironia. Tuttavia il fattore comicità traballa un po’: appare talvolta un po’ troppo forzato e talvolta un po’ troppo debole. Di conseguenza si sorride poco, mentre si legge: a prevalere è l’amarezza per una vicenda tanto ordinaria e tanto quotidiana che potrebbe capitare davvero a chiunque.



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