MaliNati

MaliNati
Rosarno, 7 gennaio 2010. Dopo il ferimento di un marocchino, un ivoriano e un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno, colpiti da una carabina ad aria compressa, centinaia di immigrati africani disperati ed esasperati mettono a ferro e fuoco le strade del paesino calabrese per dire basta al loro sfruttamento. Un fatto unico nella storia, soprattutto al sud. Questa è Chinatown. Questa è la Calabria, dove tutto è fermo e le cose sembrano non cambiare mai. È qui, tra Catanzaro Lido e Lamezia Terme, in una sorta di non-luogo delimitato dai due mari, che esiste un mostro che inquina l’aria, la terra e il mare, chiedendo continuamente il suo tributo di sangue, il suo scarifico umano: la fabbrica della Seteco. Questa è la Calabria, dove spostarsi dalla provincia ai grandi centri con i mezzi pubblici è una vera e propria odissea. Dove una madre vede sua figlia entrare in sala operatoria e la ritrova inerme, in coma, per poi perderla per sempre, vittima dell’ennesimo caso di malasanità, come nel caso di Federica Monteleone, morta a sedici anni, colpevole solo di essere nata nel posto sbagliato. E allora? Qual è la soluzione? Alcuni decidono di restare, altri di andar via, soprattutto a Roma, dove la vita è completamente diversa. Dove, per le strade, è facile incontrare un calabrese…
Dopo l’ottimo esordio che le è valso il piazzamento tra i dodici finalisti del Premio Strega nel 2010 a soli ventuno anni, la giovane scrittrice Angela Bubba torna con MaliNati, un reportage letterario che apre una finestra dolorosa sui mali che affliggono la sua terra. Si parte dalla rievocazione dei fatti di Rosarno e delle sue conseguenze, con la triste consapevolezza che anche in una terra in cui i sommersi sono in netta maggioranza rispetto ai salvati, essere diversi è una colpa. Come una ‘colpa’ è quella di vivere in un posto in cui gli interessi economici calpestano il diritto alla vita e il solito politico chiude gli occhi davanti all’ondata di morti provocata dall’ennesima fabbrica mefitica. Quello di Angela Bubba è un pugno allo stomaco che ti costringe ad aprire gli occhi e a guardare una terra che sembra sospesa in un tempo senza fine, in un limbo che ha fagocitato tutto e tutti, lasciando solo un’enorme nube fatta di nulla. È un urlo silenzioso e scioccante, pieno di lacrime e rabbia, soprattutto quando affronta la storia di Federica Monteleone, vittima di un sistema sbagliato, che non dà alla vita il valore che meriterebbe. E allora cosa resta? Restano gli occhi di una madre in cui, specchiandosi, si riconosce un male atavico che le parole non riescono a descrivere. Resta un atto magico: chiudere gli occhi e dimenticare tutto. Ma il dolore rimane, allora l’atto magico di Angela Bubba è la scrittura, il suo modo di manipolare il linguaggio, la sua ricercatezza stilistica, la sua sconfinata fiducia nella parola che fa di MaliNati un’opera difficilmente definibile, viscerale, e di Angela Bubba una scrittrice d’altri tempi che è giunta dal passato per comunicarci la sua idea di letteratura che, proprio nel valore della parola e nel suo potere salvifico, trova il suo compimento.

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