Mani nude

Mani nude
Un rave. Musica che pompa altissima, il divertimento spensierato che soltanto i sedici anni possono regalare, la certezza che niente di brutto può accadere, la sensazione di sentirsi liberi e vivi. Poi, all’improvviso, tutto cambia: pochi attimi e gesti – in rapidissima successione – sbattono Davide, adolescente bene, dentro un camion buio, soltanto il respiro affannato della paura a spaccare il silenzio. Un combattimento a mani nude violento, inaspettato e quindi istintivo, ferino, totalmente privo di razionalità. Ed è soltanto l’inizio di una nuova vita, di un presente che preannuncia un futuro impossibile da immaginare neanche nei peggiori incubi. Davide si troverà, insieme a molti altri ragazzi, a vivere da combattente, proprio come accade ai cani costretti a lottare fino alla morte, in uno scontro forzato dove l’unica cosa a cui si può, e si deve pensare, è sopravvivere. Le regole da seguire sono poche e ben precise: chi perde muore. Sei un cane da combattimento, non esistono domande e nemmeno risposte. I sentimenti sono banditi, la sensibilità deve tramutarsi in lucida razionalità. L’amicizia è un errore e l’affetto una debolezza. Davide, nome d’arte Batiza, è forte. Lo scopre stando a contatto con il branco, ne prende atto sopravvivendo, scontro dopo scontro. La forza della disperazione lo porta a reagire, a tentare di accettare – non potendo fare altrimenti – una nuova condizione esistenziale, difficile e crudele, sì, ma inevitabile. Eppure l’affetto e i sentimenti emergono prepotenti nei confronti di Minuto, un uomo di altri tempi, per cui l’onore è tutto e la cui figura ricorda i vecchi mafiosi pieni di carisma fino alla punta dei capelli. Questo uomo dall’aria stanca, quasi affaticato dalla vita, con gli occhi cerulei, liquidi, persi nel tempo e nei ricordi, riesce a conquistare Batiza, al punto da fargli desiderare di esserne il figlio, sangue del suo sangue. Da padrone diviene padre, è questa la debolezza di Batiza, il suo tallone di Achille...
Mani nude è una storia d’amore. Lo è nel profondo, al di là della violenza, della prepotenza, delle regole, del voyeurismo morboso, della ricchezza che compra la morte, del sistema fortemente gerarchico che si cela dietro ai combattimenti. Paola Barbato ha messo l’anima in questo romanzo, sua seconda prova dopo l'acclamato Bilico e dopo anni e anni di sceneggiature per il mitico Dylan Dog della Bonelli. E si sente che c’è tutta la passione per le storie, per la scrittura come strumento di comunicazione di stati emotivi, di situazioni che per quanto inconcepibili si sentono sulla pelle. Chiunque di noi avrebbe voluto conoscere un Minuto, non importa dove, come e quando, importa solo poter conquistare il suo affetto, la sua stima, quell’amore che solo un padre vero può dare a quel figlio che non ha mai avuto, se non in un mondo lontano dalla realtà di ogni giorno.

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