Manifesto della Rivoluzione Sessuale

Manifesto della Rivoluzione Sessuale

“Molteplici ostacoli riducono l’esperienza reale del sesso”. Data per vera questa premessa, non resta che analizzarne le motivazioni e capire cosa potrebbe modificarla e soprattutto porre fine alla più grave delle conseguenze dirette: “La più parte degli individui si sente infelice”. Eppure “in passato una pletora di divinità dell’amore e del sesso insegnano a tutti come farlo ad ogni occasione, in ogni possibile circostanza, con ogni possibile amante e non perdere mai nessuna opportunità di fare sesso per nessuna possibile ragione”. Che cosa è successo, allora, ad un certo punto della storia? Facile, e presto detto. Nell’ultimo millennio il clero cristiano ha interferito così pesantemente con la nozione classica – giusta e sacrosanta – del sesso da farlo diventare “da forza del bene una forza del male”, con modalità così gravi (leggasi “Inquisizione”) che adesso nessuno se la sente di intraprendere quella necessaria rivoluzione sessuale globale. “Negli anni 1960 e 1970 non ci fu bisogno di nessun manuale socio-politico-filosofico-organizzativo per sostenere la rivoluzione sessuale, poiché la rivolta scoppiò spontaneamente e simultaneamente, da diversi strati della società. Ora la situazione è diversa. La vecchia rivoluzione sessuale si è esaurita”. Perché? Perché ormai “i regimi del mondo occidentale promuovono la repressione sessuale per imporre omogenizzazione (ndr. Sic!) e asservimento in modo da tenere tutti sotto controllo e comandarli a bacchetta”. Eppure non si può restare inermi, è necessario “parlare apertamente e combattere il regime attuale con scontri frontali, senza paura”, partecipare a questa rivoluzione o con un apporto privato e segreto – diffondendo il verbo tra gli amici e attraverso internet – o addirittura con “coraggiose azioni dimostrative che vanno alla radice della repressione” che non disdegnano gesti anche violenti come appiccare incendi e sparare sterco pur di ferire, umiliare e ridicolizzare i repressori e la loro morale. Poi, da bravi Sex-Liberator, bisogna informare attraverso la distribuzione di materiale pornografico e, naturalmente, la diffusione del Manifesto della Rivoluzione Sessuale; quindi l’insegnamento nelle scuole di “coraggio, integrità, onorabilità e diritto a mentire (ndr. cercate ci mantenervi calmi come ha tentato di fare chi scrive!)”, oltre che dei principi della Rivoluzione: “Ridurre ovunque l’età del consenso (sessuale) a 13 anni e assumere lo status di adulto a 16 anni”, “Sostenere culturalmente la prostituzione in ogni paese”, “Costruire e arredare ‘Luoghi di Piacere’ disponibili a tutti per il sesso (cubicoli autolavanti in plastica)” e naturalmente “Cambio della numerazione degli anni imposti dalla cristianità”. Ma se volete diventare un vero Sex-Liberator dovete leggervi per intero tutto il resto del Manifesto…

Lasse Braun – al secolo Alberto Ferro ‒, scomparso a 78 anni nel 2015, è colui che ha “inventato” il porno in Europa e per questo si è meritato il soprannome di Pope of Porno. Pare che il nome, assunto quando fu costretto a rifugiarsi in Svezia perché ricercato in Italia, fosse quello di un falegname del posto. Attenzione però, si tratta di un personaggio davvero singolare che non ha molto in comune con i suoi colleghi: figlio di un diplomatico italiano, poliglotta, laureato a Milano in Giurisprudenza, gran lettore, ha viaggiato e vissuto in tutto il mondo. Nel ’69 a Copenaghen, come racconta in una intervista, ha fatto arrivare la sua tesi di laurea – nella quale dimostrava i danni sociali provocati dalla censura, dalle malattie alla violenza di genere – nelle mani di un deputato socialdemocratico che, convinto dalle sue argomentazioni, riuscì a far passare una legge per l’abolizione della censura sulla rappresentazione della sessualità il 4 giugno dello stesso anno, “quaranta giorni prima che l’uomo sbarcasse sulla luna. La prima in Europa”. Dagli anni ’60 Lasse è stato promotore della battaglia per la legalizzazione della pornografia e, di fatto, con la sua crociata ha sdoganato il genere hard, in Europa prima e negli Stati Uniti dopo. Collezionando orgogliosamente denunce e mandati di cattura, delle sue convinzioni ha fato mestiere e presto ha messo su la più grossa industria del settore – per vent’anni un vero monopolio ‒, spesso ottenendo anche importanti vittorie contro la burocrazia. “La strategia era quella di invadere il mercato per fare pressione sulla politica”. Considerato “il padre nobile dell’hard”, attraverso i suoi moltissimi film, i suoi romanzi (tra i quali il corposo erotico storico Lady Caligola) e saggi di sessuologia e antropologia si è occupato di tutti gli aspetti della sessualità, compresi quelli considerati perversi dalla morale comune. A maggior ragione, quindi, stupisce che questo Manifesto appaia piuttosto un gran calderone di argomentazioni astruse, tra citazioni e riferimenti storici scorretti o forzati e approssimati, che, abbracciando una crociata dalla forti connotazioni complottistiche, finisce spesso per trasbordare malamente in fantapolitica e talvolta in affermazioni risibili, vedasi ad esempio la presunta necessità di scuole mirate che consentano alle ragazze di diplomarsi in scienza della prostituzione o l’invocato ritorno a festività che celebrino le antiche divinità di Eros e Dioniso. A far vacillare ancor più la credibilità di questa specie di testo istituzionale in nuce è la gran quantità di errori grammaticali e sfondoni linguistici, oltre a diverse criticità editoriali che lo penalizzano ulteriormente. Ma il difetto peggiore si ravvisa sicuramente nel fatto che per oltre cento pagine si ripeta in continuazione risultando noioso e che soltanto nell’ultima parte, grazie all’illustrazione dei principi della Rivoluzione auspicata dall’autore, finisca per diventare – certo non secondo le sue convinte intenzioni – divertente. Il lettore non potrà che condividere quando si stigmatizzeranno “l’incretinimento” e “l’imbesuimento” galoppanti ma sorriderà anche nel leggere che la soluzione al problema potrebbe venire dai cubicoli autolavanti in plastica distribuiti nelle strade tipo bagnotti chimici; in fondo, detto in questi termini, sempre di “bisogni” si tratta… Spiace però, in fondo, fare queste considerazioni su un testo affidato come un testamento spirituale, sunto delle battaglie di una vita intera, da pubblicare postumo. Per questo l’invito è – per chiunque senta di condividere la particolare filosofia esistenziale di questo personaggio comunque fuori dal comune – a cimentarsi con questa lettura. Magari siete del Sex-Liberator e non lo sapete ancora. Avete l’occasione di scoprirlo.



 

 

 

 
 
 
 

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