Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante

Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante

Cosa succede ad uno stimato e fino ad allora irreprensibile professionista quando una mattina di maggio con il cielo primaverile a fare da desktop alla sua giornata, all'improvviso avverte dentro di sé uno strano e irrefrenabile impulso, una strana e languida urgenza ad assecondare - adesso o mai più - quel fumetto che da tempo gli aleggia inarrendevole sulla testa? Niente. Ha solo deciso di scrivere finalmente il suo grande romazo. Certo quella scoperta gli migliorerà la giornata. Diverrà immediatamente loquace, saluterà la moglie prima di andare al lavoro con un trasporto che da decenni oramai la consorte ignora. E da quel momento la sua intera vita non sarà più la stessa. Anche perchè la cosa più sbagliata che potrebbe fare a quel punto è sventolare quel bocciolo d'idea ai quattro venti. Almeno all'inizio sarà infatti costretto a relegare la Chiamata nella sfera della più recondita e segreta clandestinità. E così, lui che di solito è solare e schietto, diverrà improvvisamente guardingo e sospettoso, industriandosi per trovare di volta in volta luoghi altrettanto segreti dove poter esplicare la sua impellenza quotidiana. Si siederà perciò finalmente carico d'energia e sano entusiasmo alla sua scrivania e solo allora, davanti al foglio drammaticamente bianco, scoprirà che la montagna che ha deciso di scalare è assolutamente impervia e carica di pericolissimi tranelli. Ma lui è oramai deciso e nulla potrà più smuoverlo. Nemmeno gli isterismi di sua moglie oramai inequivocalmente affranta e convinta di avere le corna. In effetti lui è davvero innamorato di quella strana creatura che pian piano sta prendendo forma sotto le sue dita. Fino a quando un fatidico giorno, ad un passo dal divorzio, potrà finalmente scrivere sull'ultima pagina del manoscritto la parola “Fine”. Non gli sembrerà vero! Ma sopratutto da quel momento idilliaco in poi non gli sembrerà vero di scoprire un demone, un'ossessione capace di corrodergli l'anima fino al midollo, rendendolo schiavo di se stesso: LA PUBBLICAZIONE...
Filippo Tuena, romanziere italiano di notevole spessore e autore di saggi di storia dell'arte molto apprezzati, questa volta si cimenta con un divertente e amaro saggio di evasione, tutto dedicato all'arte dello scrivere. In un Belpaese di santi, navigatori e scrittori, dove si legge a cucuzza - quando va bene - un paio di libri all'anno ma dove se ne pubblicano – udite udite – quasi duecento al giorno, Tuena, pur con l'immancabile sorriso sulle labbra, va dunque a infilare il dito nella fatidica piaga. Il suo è un excursus, per sua stessa ammissione, assolutamente  autobiografico. Una via crucis che accompagna un uomo qualunque dal primordiale vagito dell'IDEA per il grande romanzo della sua vita, fino alla frustrazione - direttamente proporzionale alle sempre troppo rosee aspettative – di vedere il suo progetto privo non solo di una sperata eco nazionale, ma spesso neppure condominiale, giù giù fino all'amara consapevolezza che in fondo ciò che davvero gli interessava era soddisfare il suo ipertrofico ego, la voglia di far sentire la sua voce, piuttosto che un impellente e reale esigenza artistica. E così pur alla fine scevro da giudizi morali su chi ha il sacrosanto diritto di sognare l'opera magna della sua vita - chi è senza romanzo nel cassetto scagli la prima pietra - questo volumetto tascabile, capace di scivolare via in una piacevolissima oretta di lettura, alla fine ha comunque il potere dissuasivo di una sonora e non trascurabile lezione di lealtà e umiltà verso tutti coloro che instancabilmente e impertinentemente continuano a confondere un legittimo sfogo personale con l'arte della narrazione. Insomma, se avete appena iniziato a scrivere il vostro personale kolossal, forse è il caso di fare prima un bel salto in libreria.

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