Mappe e leggende

Mappe e leggende
Cosa significa intrattenere. Soprattutto che cosa ha intrattenuto la vita di Michael Chabon. Libri, film, fumetti, musica, teorie. Un lungo catalogo anarchico e sbronzo colmo di tutto ciò che l’autore ha amato e dal quale si è lasciato catturare per l’eternità. La matrice del suo scrivere e di tutti i suoi problemi, perché non di soli premi Pulitzer vive l’uomo. Nel frattempo - e per la maggior parte del tempo - Michael si è lasciato cullare dalla cultura popolare, più o meno frivola e più o meno popolare. Il modo in cui questa ha modificato radicalmente la sua visione del mondo lo condivide con tutti noi. La morale della leggenda è che lasciarsi andare è un dovere etico, altrimenti le nostre vite fisiche non sarebbero così corte e sfuggenti. Dimenticavo, ci sono anche un sacco di mappe (descritte, non disegnate, ovvero le più belle)…
Chiarito fin da subito che Chabon scrive dannatamente bene, credo sia più che giusto riservare lustro al traduttore di Mappe e leggende, Francesco Graziosi, e così a tutti coloro che l’hanno preceduto, tra i quali Luisa e Margherita Crepax e Matteo Colombo sono i più prolifici. Per questa raccolta di saggi il discorso è oltre i limiti del colloquiale, più vicino alla chiacchiera da bar (an)alcolica che alla tipica conferenza americana. Un lessico diverte e spigliato, portatore sano di tutta la fascinazione per gli amati fumetti. Un unico flusso impreziosito da infiniti passaggi da un palo a una frasca. Da buon intrattenitore, Chabon non può far altro che parlare del concetto di intrattenimento. L’autore sembra nato per questo gravoso lavoro, parlare di tutto e di niente. Per lui immagino si tratti di una doverosa pausa, dopo le grandi fatiche che per quasi dodici anni hanno sfilacciato la sua vena. È il momento di goderselo tutto, con il sorriso tatuato sui denti e i crampi allo stomaco.

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