Mar del Plata

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Nel 1978, l’Argentina governata del dittatore Videla organizza i suoi Mondiali di calcio per coprire agli occhi del mondo le atrocità compiute. Il paese è pieno di ragazzi che scompaiono solo per aver partecipato ad una manifestazione contro gli orrori del governo o per aver casualmente detto qualcosa non in linea con il pensiero generale. Raul è preso dalla sua vita di rugbista con la sua squadra di Mar del Plata. Per lui, cresciuto in una famiglia che affonda le radici nella lontana Sicilia, contano solo la palla ovale e la sua amata Teresa, che un giorno sarà sua moglie. Le partite si svolgono sotto gli occhi attenti di Passarella, il loro allenatore, che sa benissimo cosa sta succedendo intorno e che spinge i ragazzi a pensare solo ed esclusivamente al gioco del rugby. Almeno sul campo le regole hanno ancora un senso e non si può morire per una parola sbagliata. Su quel gruppo di giocatori pieni di speranze, però, hanno messo gli occhi anche il Commissario Montonero e i suoi scagnozzi, gente senza scrupoli che vuole soltanto far rispettare la legge spietata di Videla, che non conosce diritti umani o seconde possibilità. Se qualcuno non è di loro gradimento, si rapisce, si tortura per avere i nomi di altri sedicenti sovversivi e si cancella ogni traccia della sua presenza su questo mondo. La vita umana per loro conta meno dell’onore, imbrattato di sangue, del loro capo supremo. Mono, il Turco e gli altri piano piano iniziano a non presentarsi più agli allenamenti, senza spiegazione o giustificazione di sorta. Raul ha paura di essere il prossimo. Passarella ne ha, purtroppo, la certezza…

Questo bel romanzo di Claudio Fava riapre una ferita che molti hanno dimenticato. L’Argentina dei desaparecidos, quella generazione di giovani che ha visto strappata la propria esistenza dal carnefice a capo del governo della nazione. La scarsa lunghezza del libro è in linea con la velocità disorientante con cui venivano organizzate queste sparizioni, vere e proprie retate, svolte a qualsiasi ora del giorno o della notte, che annullavano in tutta fretta i temuti “nemici della nazione”, individui ritenuti tali spesso dopo una delazione altrui fondata sul nulla – fenomeno presente nella storia in tutti i regimi totalitari. Fava, catanese di nascita, introduce nel suo racconto termini tipicamente siciliani che servono a ricordare che la capitale Buenos Aires come buona parte dell’Argentina è stata costruita dagli emigranti giunti a cavallo del diciannovesimo e del ventesimo secolo in quel continente così lontano per trovare un po’ di fortuna. Il fatto che questa che viene raccontata sia una storia vera rende tutto più struggente. Il dialogo finale dell’autore con Raul Barandarian Tombolini, l’unico a sopravvivere alle deportazioni del suo club di rugby, è un bell’omaggio a quelli che non solo portano a tutti gli effetti una croce, quella “del sopravvissuto”, ma anche a quelli che non ci sono più per raccontare quell’inferno. Un libro di denuncia che si legge tutto d’un fiato. Da questo romanzo è stato tratto dallo stesso Fava un emozionante testo teatrale.



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