Mar Morto

Mar Morto

Nel porto di Bahia, dove accanto a navi provenienti da tutti i mari si muovono anche i saveiros, veloci e leggere imbarcazioni locali sui quali i pescatori della città si guadagnano l’esistenza, mozzi, marinai, uomini di fatica e riparatori di reti danno vita a una vera comunità. Una comunità dove la solidarietà e l’unione tra la povera gente garantisce la sopravvivenza di tutti loro. È una umanità diversa da quella delle altre zone della città. Qui la vita e la morte vengono scandite dalle condizioni climatiche e dalle condizioni del mare. E se un giorno si festeggia una pesca abbondante, un altro giorno si piangono un amico, un marito, un padre, un fratello inghiottiti dall’acqua traditrice e crudele. E nella comunità del porto di Bahia nasce, cresce e vive Gumercindo detto Guma, umile e appassionato uomo di mare. Amante premuroso e amico inestimabile. La sua donna è Livia, anche lei abitante del porto e anche lei come tutte le donne dei marinai perdutamente innamorata del proprio uomo e tristemente consapevole che potrebbe perderlo in mare in un qualunque giorno della loro esistenza. Infatti, il destino e le sorti dei marinai e degli uomini del porto di Bahia sono, da sempre, nelle mani di Iemanjà, Signora dei mari e dei saveiros, che tutto governa e decide, che dà la vita attraverso la pesca ma anche la morte tra fulmini e tempeste. Guma, suo zio Francisco, i giovani sposi Manuel e MariaClara, il nero Rufino e l’amante Esmeralda e tutti gli abitanti del porto sanno che il mare è il loro destino, in vita come in morte. Gli amori che si consumano nel talamo nunziale o tra i vicoli del porto e tra gli anfratti delle misere bettole, dove la liquorosa cachaça scorre a fiumi per inebriare e assopire i dolori dei pescatori, sono passioni caduche, labili, fragilissime. Il mare può distruggere intere esistenze e far sparire per sempre uomini e speranze. Riuscirà il grande e profondo amore che lega il giovane Guma e la bella e saggia Livia a superare e avere ragione del destino che accumuna tutti gli uomini del porto di Bahia? Iemanjà è donna. Ha forza e coraggio. Ma ha anche compassione?

Scritto nel 1936, Mar Morto è uno dei romanzi fondamentali nella bibliografia di Jorge Amado perché racchiude tutti gli elementi della sua scrittura e del suo stile, nonché della sua storia personale. Il romanzo ‒ che viene presentato al lettore, essenzialmente, come una grande storia d’amore ‒ è in realtà una delle metafore sul destino e sulla vita così care a Amado e così presenti in tutta la sua opera letteraria. Bahia non è una citta brasiliana e basta dove il folklore e il clima mite invitano a godersi la vita così come viene, essa è l’incrocio di tutte le culture presenti in Brasile, dal quella indios a quella europea, dalla quella africana fino alla somma di tutte queste amalgamatesi nel tempo. La cucina bahiana è diversa da quella brasiliana perché risente delle influenze degli schiavi e delle antiche usanze degli indios, così come la religione è un misto di animismo, cattolicesimo e pratiche voodoo che hanno finito per impregnare l’intera società del luogo. Iemanjà, allora, viene celebrata con una solenne messa cattolica e una processione sulle rive del mare di Bahia e insieme possiede anche tutte le caratteristiche dei Santi del Candoblé, vere divinità della cultura afro che il cattolicesimo dei conquistatori portoghesi ha dovuto inglobare per non farsi surclassare. Mar Morto racconta tutto questo e molto di più. Racconta l’amore e la paura del mare, la speranza degli uomini del porto la cui vita è così distante e diversa dai ricchi signori benestanti che abitano la parte alta della città, racconta come i protagonisti del romanzo abbiano superato, da tempo, le questioni legate al colore della pelle e delle origini di ognuno. Soprattutto racconta che il Destino degli uomini va accettato in ogni caso. “È dolce morire nel mare”, dice la canzone più famosa tra i marinai del porto di Bahia. E in queste cinque parole è racchiusa l’intera poetica di Jorge Amado.



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