Marea nera

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Silvana vede i fantasmi. O meglio, le anime dei morti. Per lei è una cosa normale, è convinta che tutti possano vederle: finché un giorno Giulia, sua madre, non comincia a portarla dallo psicologo, un tipo simpatico e molto costoso, il meglio che si possa avere. I suoi genitori ci tengono un sacco ad avere il meglio: ed è per questo che, nei riguardi di Silvana, sono quasi disperati. La loro unica figlia non è venuta certo come si aspettavano: non è bella, non è intelligente; è timida e si sporca in continuazione. Va male a scuola. Una vera e propria selvaggia: l’unica fortuna è che non si ammala mai, almeno quello! Silvana cerca di non farsi un cruccio dell’opinione dei suoi: li considera quasi una famiglia di riserva, tanto è poco il tempo passato insieme. Giulia e Andrea, suo padre, sono sempre infelici, inquieti, alla ricerca di chissà cosa: avere una bella casa, una grande barca, coltivare amicizie influenti. Solo questo conta per loro. La vera famiglia di Silvana sono la sua cara nonna Luisa, il nonno (che ora è morto ma con lei parla lo stesso), la sua babysitter Francesca: a loro quella bambina piace, le vogliono bene, e continuano a ripeterle che è una bambina meravigliosa, speciale. Silvana è in grado anche di vedere dentro l’anima dei vivi, ed è con grande tristezza e compassione che percepisce la falsità di sua madre: un cumulo di tensione celata da comportamenti calmi e affabili, e da bei sorrisi di circostanza. Giulia e Andrea sono una squadra dalla quale Silvana resta dolorosamente esclusa e sulla quale Luisa, sua nonna, non può far altro che tacere: in casa di sua figlia sembra sempre di essere sull’orlo di un precipizio, dove una parola di troppo può scaraventare tutti a fondo. Così, meglio assecondare il volere di Andrea e farsi piacere, ad esempio, il pianoforte, anche se Silvana preferirebbe tanto suonare la fisarmonica; peccato solo che quest’ultimo sia uno strumento poco raffinato, e che Natalia, l’insegnante di piano, costi ai suoi genitori un occhio della testa. E poi ci sono le lezioni di equitazione, ma quelle Silvana scopre ben presto di amarle, così come ama la sua cavalla Ghibli, l’unico, vero, e gradito regalo da parte di suo padre. E quando qualche anno più tardi verrà al mondo Franchino, il suo adorato fratellino, anche lui, benché controvoglia, verrà messo in sella ad un cavallo; ma lui non dimostrerà di avere il coraggio innato di Silvana, e questo sarà fonte di una profonda invidia del padre nei confronti della bambina, la quale, tra l’altro, gode della profonda ammirazione di suo fratello...

Marea nera è un libro triste, pervaso dal dolore in ogni sua riga. Tanta è la compassione che si prova di fronte alla voce narrante della storia, una bambina così piccola e coraggiosa, avida dell’amore negatole dai suoi genitori tanto da raccoglierne ogni piccola briciola, ma capace di costruirsi degli “amori paralleli” con i quali sopperire la mancanza, e di gioire per essi; si fa fatica a pensare che una bambina così altruista, sensibile ed empatica, sia figlia di due persone profondamente egoiste e poco portate a quel sacrificio che la scelta di essere genitori richiede. La disattenzione sulle esigenze dell’infanzia e il distacco fra adulti e bambini è il tema principale del romanzo: nelle intenzioni dell’autrice, la milanese Sonia Savioli, Giulia e Andrea incarnano un po’ la società moderna, votata all’apparenza più che alla sostanza, nella quale spesso i bambini sono usati come trofei da esibire, portatori di aspettative che nulla hanno a che vedere con la propria individualità, bensì con quella di genitori altamente competitivi. Le scelte degli adulti, anche quelle che sembrano innocue, hanno sempre un impatto molto forte in un essere altamente ricettivo come il bambino, e ne possono compromettere la serenità durante la crescita e oltre. La natura è un altro di quegli amori nei quali Silvana trova enorme conforto al suo dolore: un tramonto, un fiore, il vento, le montagne; la sensazione di libertà in sella alla sua Ghibli è impagabile: una fusione totale tra lei e l’animale da farle dimenticare tutto il resto. L’ambientazione del romanzo spazia dalla grande città – Milano, nello specifico – a Valpers, suggestiva località di montagna nella quale i genitori di Silvana comprano una casa; sebbene acquistata per ostentare ancora una volta il proprio prestigio (il padre di Silvana è un architetto di grido) la dimora di montagna diventerà la vera casa di Silvana: lontana dai litigi, dalle tensioni, dalla costante disapprovazione, è qui che la bambina riesce a tirare fuori la vera sé stessa. L’autrice, che è nata a Milano e ha vissuto lì fino al 1987, non fa mistero della sua predilezione per i luoghi più tranquilli (da trent’anni ormai vive nella campagna toscana), luoghi nei quali non ci si sente alienati e di conseguenza, spinti ossessivamente al consumo; oasi privilegiate dove il senso di comunità è più forte e appagante, e il contatto con la natura restituisce all’individuo la vera dimensione della vita.

 


 

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