Mariani e il peso della colpa

Mariani e il peso della colpa

Decide di fumare l’ultima sigaretta della giornata sul terrazzino. Il peso della colpa? Sì, la Petri ha rischiato di restarne schiacchiata. Anche lui l’ha sentito. E Alberto? E Nenci? Uno dei due è stato oppresso da una colpa vera. L’altro da una che gli è stata posata ingiustamente sulle spalle. Ma bisogna stabilire bene la distribuzione delle parti. Uno è stato ucciso, l’altro ha cominciato a fare avanti e indietro dal carcere. Alcuni dicono che quest’ossessione per la colpa sia un’eredità di secoli di cristianesimo, che fra peccato originale e peccati vari non scherza. Lui non è del tutto d’accordo. La colpa esiste, non è un’invenzione di preti e legislatori. La colpa è agire come se gli altri non esistessero, mentre nessuno di noi è un’isola e ognuno è responsabile verso gli altri. Lui era responsabile di Bareto e della Petri. Lui ha mancato…

Il commissario Mariani torna protagonista di una nuova avventura, e colei che gli ha dato vita, Maria Masella, si conferma scrittrice di talento che realizza una trama solida, precisa, puntuale, accurata, coerente, ben congegnata, classica ma niente affatto banale, caratterizzata da una fluidità di lettura impressionante che la rende piacevole come un film di genere adatto a un pubblico di ogni età e caratterizzato da un montaggio raffinato che non lascia nulla al caso né determina il minimo tempo morto. Morto come Bareto, per la cui dipartita l’ispettrice Petri si sente talmente in colpa da essersi asserragliata in un silenzio assoluto da cui Mariani non riesce a scuoterla. Nonostante abbia bisogno di lei, della sua più fidata collaboratrice, per indagare sull’uccisione di Alberto Delorenzo, manager scomparso da due anni e il cui corpo è stato trovato in un campo a Coronata, nel ponente genovese.



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