Mariani e la cagna

Mariani e la cagna

La calda estate del 2012 continua a imperversare: Mariani quella mattina parte da casa poco dopo le sette per viaggiare col fresco, arrivare a Cuneo alle nove e sbrigare più lavoro possibile. Superato Borgo San Giuseppe percorre il ponte sul Gesso, svolta a destra, trova la questura, entra e parcheggia. Michelini lo accoglie persino meglio di quanto sperato, forse dover lasciare in sospeso qualche dettaglio di un’indagine gli ha bruciato. Il collega gli domanda subito se ha avuto modo di leggere il materiale che gli ha spedito. La risposta di Mariani è affermativa, ma vorrebbe avere qualche dettaglio in più in merito agli spostamenti. Ed è a quel punto che viene decisamente a conoscenza del fatto che Michelini si è dovuto scontrare con un muro di gomma. Quando ha provato a grattare sotto la superficie, infatti, è stato subito richiamato all’ordine. Ricorda perfettamente le parole che gli sono state rivolte, benché siano passati cinque anni. Era stato già deciso che l’accusa di presunto stupro di Vanna Penchi, ora principale sospettata del delitto di Debenedetti, fosse falsa. Anzi, si parlava di presunto ricatto. All’epoca il padre di Patrizio Debendetti rende infatti nota la proposta della Penchi di ritirare la denuncia in cambio di 10000 euro, e contemporaneamente si diffondono le voci secondo cui la donna è una poco di buono. La chiamano “Cagna”…

Il commissario Mariani, sigaretta in bocca e aria meditabonda, è un gran bel personaggio, da film, un po’ Montalbano e un po’ Schiavone, classico ma al tempo stesso originale, credibile, verosimile, ben (de)scritto, che parla attraverso dialoghi sensati e quotidiani e che senza mai essere banale fa comunque quello che ci si aspetterebbe da un uomo capace, solido e tutto d’un pezzo come lui. È comunque un poliziotto umano e ricco di complesse sfaccettature, serio e perbene, i cui occhi si velano di triste tenerezza quando si accorge che la memoria sta abbandonando la sua amata e anziana madre, al contempo ricoverata in una struttura riabilitativa e personaggio-chiave nel caso su cui sta indagando un collega che a causa del suo atteggiamento Mariani, giustamente, non ama: quello della morte di un uomo in precedenza accusato di violenza. L’impianto del giallo di Maria Masella, nuovo atteso e riuscito capitolo delle avventure del poliziotto ligure che non vorrebbe essere coinvolto nell’indagine in questione ma deve per forza di cose farlo, è tradizionale, ma non per questo la narrazione, caratterizzata nel dettaglio per tutto quel che concerne ambienti e protagonisti, è meramente canonica, solita, consueta, prevedibile. Anzi, non è priva di guizzi di freschezza, grazie all’articolazione intelligente della trama e alla confermata piacevolezza, lieve ma non superficiale, della prosa.



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