Marie la strabica

Marie la strabica

Fouras, pensione “Les Ondines”. Marie e Sylvie hanno solo una cosa in comune: il loro lavoro come domestiche. Per il resto, non potrebbero essere più diverse di come sono: due mondi opposti. Marie brutta e strabica, Sylvie prosperosa e seducente. Nell’attesa di addormentarsi, Marie alterna lunghe pause di silenzio a domande delle quali sa già la risposta. La due donne si conoscono da bambine e Marie intuisce i pensieri più profondi di Sylvie. Il signor Clément è il titolare della pensione e, quando non è impegnato con i clienti o con la moglie, ronza intorno alle domestiche nella speranza di riuscire ad approfittarsi di loro. Sylvie è la sua preferita e quindi lui mal sopporta perfino che Louis, un giovane con qualche evidente ritardo mentale, si intrattenga con la sua giovane dipendente. Durante la notte, all’improvviso, le chiacchiere femminili vengono interrotte da rumori sospetti: sembrano due uomini che litigano. Sylvie ha paura: è stata lei a chiedere a Louis di entrare in dispensa per portarle un dolcetto. In cambio, gli ha promesso di lasciare che la tocchi. Il giovane rischia di essere portato in prigione, come suo padre. O, peggio ancora, in manicomio. Il mattino successivo la casa si sveglia nello sconcerto: dopo la notte trascorsa prigioniero nel ripostiglio, Louis si è impiccato. Sylvie si mostra distaccata ed indifferente, pronta a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo: guadagnare i soldi sufficienti per andare a Parigi. Certamente in compagnia di Marie…

Georges Simenon, appassionato conoscitore dell’animo femminile, dipinge con delicatezza e profondità i caratteri di due giovani donne. Due modelli opposti ma complementari di femminilità. Sylvie è fredda, calcolatrice, egoista, ambiziosa e decisa a non morire povera. È spudorata e sessualmente libera. È convinta che la sua disponibilità con gli uomini le permetterà di diventare ricca. Marie è pessimista, rassegnata alla sua vita umile e convinta di non potersi riscattare dalla sua condizione sociale. È pudica e sessualmente repressa. Marie e Sylvie, nonostante la loro diversità, sono però inseparabili. Nonostante la loro diversità c’è un tale intimità tra loro da rasentare la dipendenza. E Sylvie è così legata all’amica che, anche dopo più di vent’anni di lontananza e di silenzi, le chiede di aiutarla: può fidarsi solo di lei. La scelta del titolo, Marie la strabica, pone l’accento su quello che sarà il sorprendente capovolgimento di prospettiva che aspetta il lettore nelle ultime pagine di questo intenso romanzo. Il ritmo della narrazione si alterna ai numerosi dialoghi che alleggeriscono i toni e rendono le protagoniste così vicine, così familiari da sembrare reali. Con poche parole, Simenon riesce a rendere il lettore partecipe, a coinvolgerlo dentro la stessa atmosfera che le due protagoniste vivono. Lo stile è quello tipico di Simenon: una scrittura essenziale, spoglia e diretta, che arriva al lettore e lo fa sentire “a casa” tra le pagine dei suoi romanzi.



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