Mario Luzi. Le stagioni del giusto

Mario Luzi. Le stagioni del giusto
Tema dominante della prima stagione poetica di Mario Luzi  comune del resto a gran parte dei protagonisti dell’ermetismo fiorentino - di cui egli è stato in quegli anni uno degli interpreti più rappresentativi – era la condizione esistenziale dell’uomo sospesa tra tempo ed eternità, in una sorta di limbo senza avvenire e senza speranza. ”La barca” – titolo della raccolta con cui esordì nel 1935 presso l’editore Guanda -  assume, dunque, il valore simbolico di un oggetto salvifico, in grado di traghettare l’individuo dal dolore raccolto di una giovinezza angosciata e delusa verso i mari aperti dell’essere. Un tentativo di trovare una condizione di dialogo, che talvolta sembra mettere capo alla scoperta di reali possibilità di allacciare un rapporto con il mondo esterno e che spesso sembra, al contrario, destinato a fallire. Dilemma che seguita anche in“Avvento notturno” del 1940 – testo ritenuto esemplare della fase ermetica – fino a divenire cifra stilistica di tutta la produzione poetica Luziana fino al dopoguerra, tra “Primizie del deserto” del 1952 e “Onore del vero” del 1957. Ossia  la costante tensione spirituale di un individuo invariabilmente sospeso tra lo sforzo reiterato di integrarsi con il mondo e un senso di passiva rinuncia dinanzi al suo volto assurdo e inafferrabile…  
Mario Luzi (Firenze 1914 – 2005) ha rappresentato una delle voci più autorevoli della poesia italiana del XX secolo. E questo autorevole saggio ne ripercorre il tratto iniziale della vicenda letteraria, attraverso l’analisi dei primi testi composti tra il 1935 e il 1957, poi racchiusi - insieme con l’inedita  Appendice al Quaderno gotico e una sezione di Poesie sparse - nella pubblicazione del 1960 Le stagioni del giusto. Insegnante di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università di Messina,  nonché autore di prestigiosi saggi critici su aspetti e momenti della letteratura siciliana tra Ottocento e Novecento, Cosimo Cucinotta descrive il percorso artistico del poeta toscano come un tragitto, in cui l’iniziale sofferta condizione della koiné artistica ed esistenziale che caratterizzò la Firenze ermetica della gioventù, cede progressivamente il passo alla definizione di un progetto di umanità sociale in intima e religiosa comunione con la sostanza più autentica della vita. Il saggio è ben diviso e organizzato in sette capitoli, tutti corredati da un ampio apparato di note esplicative, che conferiscono al testo un alto profilo scientifico e ne rendono la consultazione ancor più interessante.

 

 

 
 
 
 
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