Mariti alla brace

La vecchia e orrenda Katxuréu ogni giorno allo stagno  incanta le donne del villaggio con il magico canto Koman. Pur di poter estasiarsi in quella dolce melodia queste accettano la proposta indecente dell’incantatrice: uccidere i loro mariti e mangiarseli. Quando i consorti scoprono il mistero sulle improvvise scomparse degli uomini, preparano un’agghiacciante vendetta… Un Giaguaro maschio, scoperti sotto un ponticello di terra due fratelli, un bambino e una bambina, decide di nasconderli nella sua capanna e di prendere in moglie la ragazzina. Un giorno però il vecchio-Giaguaro, padre del marito-Giaguaro, trova il bambino e l’ammazza. Per superare il dolore della perdita la sorella chiede al marito-Giaguaro di portarle i cuccioli di ogni bestia della foresta per poterli allevare come animali domestici. In realtà li addestra per uccidere il suocero… Una giovane donna ama a tal punto il marito da stargli continuamente appiccicata addosso. Per rimanergli sempre vicino finisce nel non accudire le faccende domestiche. Una notte, essendosi rifiutata di andare a prendere l’acqua, per la gran sete cade dall’amaca e le si stacca la testa. Da quel momento il marito cerca di liberarsi in ogni modo della testa staccata della donna che lo segue dovunque…
I racconti presenti in questa antologia appartengono alle popolazioni indigene tupari, macurap, ajuru, jabuti, aruá, arikapu, della regione Rondônia nel Brasile occidentale, in piena zona amazzonica. A raccoglierli è stata l’antropologa brasiliana di fama internazionale Betty Mindlin, che ha vissuto per parecchio tempo con queste tribù con l’intenzione di ricostruire l’universo mitologico alla base delle loro strutture sociali e delle loro tradizioni. Si è trattato di una prolungata ricerca sul campo, supportata da un metodo minuzioso ed efficace di lavoro. La Mindlin, infatti, ha dapprima effettuato numerose e ripetute registrazioni audiovisive delle narrazioni in lingua locale degli indigeni adulti. Poi ne ha utilizzato la traduzione e la riscrittura in portoghese, svolte dai componenti più giovani delle comunità dotati di un livello culturale superiore. Per questo si può parlare di un libro corale fatto dall’autrice e dai suoi “collaboratori”, sia narratori che traduttori. Interessante è l’aspetto comunicativo segnato dal passaggio dalla forma orale a quella scritta, codificata dagli indigeni, che traspone il piano mitico in un sistema linguistico più elevato e moderno. Che ci troviamo di fronte a una letteratura molto vicina alle modalità contemporanee è dimostrato dall’erotismo esplicito dei racconti, esente da ogni tipo di censura. Si va dai tradizionali rapporti d’amore tra uomo e donna, incentrati sugli elementi caratterizzanti della fedeltà e del tradimento, a quelli consumati con animali, come il giaguaro o il serpente, o con spiriti-fantasmi, come i Txopokod, fino ad arrivare a forme di autoerotismo a volte decisamente sorprendenti. Dietro al sostrato favolistico si può notare una grande libertà sessuale accompagnata però da violenti repressioni nei confronti di chi infrange le regole del gruppo. Questo vale soprattutto per le donne, per fare un esempio le adultere vengono sovente uccise e poi mangiate. Quindi solo in apparenza la società indigena è aperta, al contrario in più occasioni si mostra moralista e conformista. Non a caso le relazioni sessuali migliori avvengono con gli irreali Txopokod, quasi a voler sottolineare che l’amore sublime tra gli esseri umani non esiste, può esserci solo a un livello sovraumano. La Mindlin, sulla scorta di Claude Lévi-Strauss, ha prodotto con Mariti alla brace uno studio antropologico molto importante, sia nell’individuare punti di contatto tra civiltà indigena e civiltà occidentale, sia nel preservare una cultura antica di etnie che, se non verranno rigorosamente protette dal governo brasiliano, rischiano un’inaccettabile estinzione.

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