Martin il romanziere

Martin il romanziere
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Per rientrare nelle spese di bilancio e favorire lo sviluppo, il governo ha stabilito l’eliminazione fisica dei “consumatori improduttivi”: i ricchi, gli anziani, i disoccupati, le prostitute e gli intellettuali. L’hanno chiamata “la carta del tempo”, si rinnova ogni mese e permette di vivere solo il numero di giorni maturati lavorando. E per il resto del tempo? Si resta morti… Il romanziere Martin non riesce a far sopravvivere fino alla fine della storia nessun protagonista dei suoi libri, pur mettendocela tutta e anche sotto ricatto dell’editore, alla fine proprio non ce la fa, il suo personaggio muore! Finché un giorno qualcuno decide di ribellarsi alla propria sorte… Duperrier è il miglior cristiano di tutta Montmartre e ha ricevuto in dono direttamente da Dio una bellissima aureola che non si toglie mai, un dono singolare che però suscita i timori della moglie, preoccupata che la gente possa ridere alle loro spalle: suo marito deve concedersi qualche peccatuccio, in fondo i sette vizi capitali sono lì a portata di mano… Martin ammazza moglie e suoceri a colpi di pistola e tira un bel sospiro: tutto è andato meglio di come aveva immaginato. Pronto a giustiziare anche se stesso, d’improvviso si ferma perché si accorge di non provare più rimorso, tutto gli è abbastanza indifferente: e se la sua anima lo avesse abbandonato o stesse andando verso l’inferno?... Sabine è una donna sposata che possiede il dono dell’ubiquità, un segreto che decide di svelare solo al suo amante Théorème, che però inizia ad avere paura di essere tradito a sua volta, così la situazione sfugge un po’ di mano e Sabine, che reputa l’adulterio un “omaggio”, finisce per replicarsi sessantasettemila volte…

Martin il romanziere è una antologia di sei racconti scritti da Marcel Aymé fra il 1938 e il 1950, estratti da quattro raccolte pubblicate in Francia da Gallimard. Data la bellezza di questi racconti viene da chiedersi come mai in Italia questo sia un autore ancora così poco conosciuto. Aymé è un vero sperimentatore dell’arte letteraria, tanto da ricordare i laboratori di letteratura potenziale del gruppo Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle, Oplepo in italiano, ovvero “officina di letteratura potenziale”) fondato da un altro genio del nonsense, Raymond Queneau. O ancora, potrebbe rimandare a quella corrente artistica definita Patafisica che lo scrittore Alfred Jarry spiegò come “scienza delle soluzioni immaginarie”. Sì, perché partendo da un assunto completamento fantastico, Aymé è capace di creare conseguenze verosimili e allo stesso tempo paradossali che disarmano il lettore. È ironico, intelligente, sagace, dissacrante, abile nel manipolare situazioni grottesche che finiscono col rivelarsi candidamente comiche. E nel tempo in cui leggiamo sembra quasi di vederlo sorridere sotto i baffi. I suoi personaggi, quasi sempre antieroi, non oppongono nessuna resistenza alla vita, vengono lasciati liberi di muoversi in un contesto surreale ma che a loro sembra essere assolutamente ordinario, e generano un effetto tragicomico che spinge alla riflessione sui vizi e le virtù dell’uomo senza mai scadere nel moralismo. Sebbene i suoi contemporanei abbiano cercato di limitarlo entro certe etichette intellettuali, Marcel Aymé ha sempre difeso la propria indipendenza sia come scrittore che come persona, rifiutando persino l’invito a far parte della privilegiata Académie française, canzonata in diversi suoi scritti. Un vero e proprio anarchico!



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