Maschio bianco etero

Maschio bianco etero
Allungato sulla poltrona imbottita in un lussuoso studio di Century City, Kennedy Marr a tutto riesce a pensare tranne alla domanda che il dottor Brendle gli ha già da qualche minuto rivolto. È che dopo l'ennesima rissa e la relativa condanna per disturbo della quiete pubblica è stato costretto, piuttosto che scontare la pena con sessanta giorni di gabbio, a sorbirsi quelle insulse sedute di psicoterapia. E il dramma è che quello è ancora nulla in confronto a ciò che lo attende di lì a poco nel secondo appuntamento di quell'infernale mattinata avvolta nell'appiccicosa calura di Los Angeles. Quello con il suo manager Braden Childs. Ciò che l'uomo ha da dirgli infatti non è esattamente quella che si può definire una buona notizia. Dopo anni di sperperi folli e vagonate di dollari buttati via per regalarsi le più inutili nefandezze, ora il fisco ha deciso di mettere le mani dentro al suo portafoglio milionario con richieste dal numero imprecisato di zeri. La soluzione? Roba da far accapponar la pelle persino ad un tipo come lui... 
Nonostante a differenza del precedente questo romanzo brilli poco per originalità sia nella trama - lo scrittore di mezza età in crisi d'ispirazione tutto sesso, whisky e cinismo che alla fine sarà costretto a fare i conti con se stesso - che nello stile (“Ficcatela su per il buco del culo 'sta domanda” e altre simili perle che farebbero rabbrividire persino il più accanito aspirante clone bukowskiano), Maschio bianco etero alla fine risulta assolutamente travolgente, spassoso e capace di strapparti più di un sorriso. Questo grazie alla capacità di Niven di costruire personaggi irresistibili e incredibilmente empatici, andando a solleticare le giuste corde e i peggiori reconditi istinti primordiali del maschio bianco etero che alberga in ognuno di noi. Così le avventure tragicomiche, sopra le righe, irriverenti e sempre ben al di là dell'eccesso dello scrittore Kennedy Marr non possono che catturare e divertire. Ma anche offrire uno spaccato reale dei molti vizi e delle poche e nascoste virtù del maschio occidentale contemporaneo, incapace quasi sempre di uscire dal consolatorio peterpanismo e di riuscire a guardare un metro al di là del proprio membro virile, oltre che rappresentare molto bene quel baraccone inarrestabile e isterico che è la grande industria letteraria e cinematografica hollywoodiana.

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