Mastro-don Gesualdo

Mastro-don Gesualdo

Gesualdo Matto è un manovale di Vizzini che grazie al suo lavoro, al suo coraggio e alla sua intraprendenza è diventato un importante proprietario di terre e di case. Attorno a lui ruota una società di inetti, invidiosi della sua fortuna e propensi a diventarne i parassiti. Il matrimonio con Bianca, appartenente alla nobile famiglia dei Trao, sia pure ormai caduta in rovina, dovrebbe assicurargli anche quel passaggio alla classe più elevata che ancora gli manca. Tuttavia proprio dal matrimonio ha inizio la sua rovina. La giovane gli viene concessa in sposa in quanto compromessa con un cugino. L’unione è turbata dalla incomprensione di due caratteri assai differenti e dall’incolmabile diversità dei rispettivi ranghi di provenienza. A rendere ancor più difficoltosa la convivenza è la presenza della figlia Isabella, di cui Gesualdo non è padre naturale e nei confronti del quale ella nutre un’aperta avversione. Con rozzezza e tremendo senso del concreto, Gesualdo continua intanto ad accumulare la “roba”, divenendo giorno dopo giorno elemento di rottura, di dramma e di farsa non solo in famiglia ma anche nella ristretta società di provincia in cui vive…

Mentre la struttura narrativa de I Malavoglia è del tutto originale e quasi non ha precedenti e somiglianze con la letteratura del suo tempo, Mastro-don Gesualdo è per certi versi più affine alla tradizione e trova riferimenti evidenti nel romanzo francese contemporaneo, di cui Giovanni Verga fu un attento e assiduo lettore. L’ascesa sociale dell’individuo di umili origini e la decadenza della famiglia aristocratica sono a ben vedere due temi che consentono di inquadrare l’opera nel filone del romanzo borghese europeo del tardo Ottocento. Rispetto ai libri precedenti, l’orizzonte culturale dello scrittore si amplia e l’inerte affresco della provincia siciliana viene ora trasposto sulla pagina attraverso sentimenti e condizioni di vita in cui si riflettono complesse contraddizioni psicologiche e sociali. Infinita è la ricchezza delle sfumature: dalla schietta avidità di possesso alla generosità, più spontanea, dall’indomita volontà di cercare un rapporto con gli altri alla scontrosità di chi vi ha rinunciato. Anatomia perfetta dell’infelicità di un mondo cui l’autore appartiene e a che anche in questo testo trova fedele rappresentazione.



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