Matematica in camicia nera

Matematica in camicia nera
Chi erano in realtà i più celebri protagonisti della matematica negli anni del fascismo? Uomini di genio completamente estranei alle vicende politiche, grigi e fedeli sostenitori dell’establishment o intellettuali impegnati a difendere il valore universalistico della scienza? Ripercorrendo le loro vicende personali, i risultati matematici e le posizioni politiche, il libro ricostruisce la storia della matematica e, più in generale, della cultura scientifica italiana fra le due guerre affrontando la spinosa questione del rapporto fra intellettuali e potere politico...
L’Italia che esce dal primo conflitto mondiale ricopre una posizione d’avanguardia nel campo della Matematica. Eppure, passano solo due decenni (guarda caso, un Ventennio) e il nostro Paese si trova ad occupare una posizione di isolamento, screditamento e scarsi risultati accdemici. “Tutte le testimonianze che possediamo attestano un disagio molto forte della generazione dei matematici formatasi negli anni ‘30 e ’40”, spiegano Guerraggio e Nastasi in una recente intervista. “Per loro, il confronto con la situazione della ricerca internazionale è deprimente. (...) È dunque giunto il momento di fare i conti con il passato recente della nostra disciplina. Negli anni ’20 e ’30, la comunità matematica italiana ha pagato un caro prezzo a certe chiusure verso il nuovo che avvenivano nel cuore della disciplina e all’abbandono della difesa dell’autonomia professionale e dell’internazionalismo scientifico”. Nel ventennio fascista in realtà nascono diverse importanti istituzioni scientifiche: il Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr), l'Unione matematica italiana (Umi), l'Istituto nazionale di statistica (Istat), l'Istituto nazionale per le applicazioni del calcolo (Inac), l'Istituto nazionale di alta matematica (Indam), e il saggio ripercorre manovre, lotte di potere e rivalità dietro le quinte delle nomine ai vertici di tali istituzioni. Questo fotografa perfettamente l’involuzione progressiva di una classe accademica preoccupata più di compiacere il regime che di algebra, analisi matematica o geometria. Nonostante Mussolini non sembri rincorrere il sogno hitleriano di assoggettare totalmente la scienza ai bisogni di legittimazione teorica del regime, è indubbio che il clima generale abbia avuto un effetto devastante sull’autorevolezzza scientifica dei matematici italiani. Le leggi razziali del 1938 poi piombano come un treno in corsa sul gruppo di scienziati che bene o male ha ‘gestito’ la Matematica in Italia dalla fine della I Guerra Mondiale in poi. Volterra, Enriques, Castelnuovo, Levi-Civita e Pincherle (pur con i necessari distinguo) cadono in disgrazia, e molti di loro vengono allontanati dall’insegnamento (al pari di altre migliaia di incolpevoli docenti di origine ebraica), o semplicemente cancellati dal panorama scientifico, come se loro e i loro contributi alla conoscenza non fossero mai esistiti. La teoria della Relatività di Einstein viene addirittura bollata come ‘giudaica’ e sostanzialmente ignorata. L’abisso della guerra totale sta per spalancarsi. Anche sulla Matematica.

 

 

 

 
 
 
 
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